Lettere al direttore
LA POSTA DEL DIRETTORE

Giovanni XXIII tra i carcerati di Regina Coeli a Roma il 26 dicembre 1958
Non solo buono
Caro senatore,
vedo che la tua bellissima rivista si occupa ancora delle beatificazioni recenti. Quella di papa Giovanni XXIII, a mio modesto modo di vedere, ebbe una “propaganda” a livello dei mass media non sufficiente a tratteggiare la sua grande personalità. Quando io chiedo a persone di media cultura la ragione per cui fu fatto beato, mi si risponde che ciò era avvenuto data la sua grande bontà. Tutti ignorano che era un finissimo diplomatico oltre che una persona che ebbe il coraggio di mettersi contro la Gestapo hitleriana. Ho conosciuto monsignor Roncalli quando era nunzio a Parigi in due lunghissime visite, e lo ho anche conosciuto indirettamente per quanto mi raccontava monsignor Santin. Quando monsignor Roncalli era nunzio prima in Bulgaria e poi in Turchia interrompeva il lunghissimo viaggio per treno fermandosi una notte a dormire a Trieste nel vescovado. Come sai, ero molto amico di monsignor Santin il quale mi raccontava poi parte dei loro discorsi, dai quali risultava quanto elevato intellettualmente e spiritualmente fosse monsignor Roncalli.
A Parigi, la prima volta che lo vidi parlò di cose generiche perché eravamo in due e ci promise di interessarsi del problema di Trieste di cui gli avevamo parlato. La seconda volta andai da solo: mi disse che potevamo perdere ogni speranza di salvare almeno un pezzo dell’Istria perché né agli angloamericani né ai francesi importava di aiutare l’Italia con il rischio di inimicarsi Stalin, allora grande sostenitore di Tito. Mi chiese poi se avevo letto sui giornali che, nel prossimo concistoro, sarebbero stati nominati cardinali alcuni arcivescovi o vescovi di certe città francesi. Mi disse che nessuno di quelli sarebbe stato nominato cardinale, e alla mia domanda sul perché delle non nomine mi rispose: «Perché ho posto il veto». Mi aggiunse che sarebbero stati nominati i prelati di altre città e che controllassi sui giornali se quanto affermava si sarebbe verificato. E si verificò. Egli si sentiva il salvatore del clero francese in quanto era riuscito a convincere De Gaulle a rinunciare alla richiesta di rimozione di quei vescovi e arcivescovi che avevano avuto contatti con il governo di Vichy. I rimovendi erano circa cinquanta e il predecessore di monsignor Roncalli non era riuscito a convincere il notoriamente non facile generale. Monsignor Roncalli lo convinse rimuovendone, se mal non ricordo, soltanto cinque. Fu per questa sua simpatia per il clero di quel Paese da lui salvato dalle ire degaulliane che assunse il nome dell’ultimo papa francese Giovanni XXII Jacques-Arnaud d’Euse di Cahors, eletto il 7 agosto 1316 e consacrato a Lione il 5 settembre dello stesso anno. Dal 14 ottobre fu ad Avignone con un intervallo a Vienna. Muore il 4 dicembre 1334 ad Avignone. Ma esistette anche un altro Giovanni XXIII, Baldassare Cossa napoletano eletto il 17 maggio 1410 a Bologna e ivi consacrato il successivo 25 maggio. Egli abdicò il 2 marzo 1415 a Costanza e morì a Firenze il 22 dicembre 1419. Fu quindi il secondo Papa a fare “il gran rifiuto”, dopo quello di Celestino V. Il suo nome non risulta, quindi, tra i papi e né per Celestino V né per Giovanni XXIII alcun papa successivo ebbe il coraggio di riesumare il nome. Fu, in certo senso, un atto di molto coraggio.
Quando monsignor Roncalli andò poi nunzio a Costantinopoli, la Turchia non era ancora entrata in guerra e tanto la Germania quanto gli Alleati occidentali la lusingavano a schierarsi dalla loro parte.
Il nunzio fece imbarcare in una nave battente bandiera turca seicento ebrei e li inviò salvi in Palestina, facendo venire in curia circa cento bambini ebrei che erano rimasti senza genitori per precedenti razzie tedesche. Quando giorni dopo gli agenti hitleriani vennero per portare via i bambini in quanto ebrei, egli rispose che erano cattolici avendoli battezzati egli stesso e che perciò erano intoccabili.
Ho voluto scendere nei particolari perché tu comprenda che sono bene informato. Non vorrei che monsignor Roncalli restasse nella memoria collettiva soltanto come il Papa buono e null’altro.
I più cordiali saluti,
Diego De Castro
Roletto (To), Italia
La lettera del professor De Castro è molto significativa e lo ringrazio.
G. A.