Lettere al direttore
La posta del direttore

Ernesto Buonaiuti
Firmate le nuove “intese”
Rimango veramente sconcertato, preoccupato e quasi sconvolto per l’accordo concordatario tra lo Stato italiano e la comunità buddista e dei Testimoni di Geova.
Mi chiedo come è possibile che si sia arrivati a questo concordato e soprattutto perché nessuno ha detto niente. Vi chiedo un parere e le conseguenze che dovremo sopportare.
don Giuseppe Bastia
Firenze, Italia
Non si tratta di concordati ma di “intese” con le religioni diverse dalla cattolica, così come previsto dalla Costituzione e dalle regole internazionali.
G. A.
FAMIGLIA
L’Ue e le coppie di fatto
Egregio direttore, dopo il cioccolato la famiglia! L’Unione europea a colpi di maggioranza sta snaturando la realtà delle cose. Vada pure per il cioccolato, ma la famiglia no!
La decisione di mettere sullo stesso piano della famiglia le coppie gay e quelle di fatto è un attentato alla dignità dell’uomo, in quanto rende normali legami che sono estranei alla sua natura.
Con il loro voto i parlamentari europei hanno normalizzato legami che deprimono la bellezza e la generatività dell’amore, come quelli dei gay e di coloro che non si assumono un impegno definitivo; così diventa sempre più forte quella cultura per cui l’amore, lungi dall’essere una passione per il destino dell’altro, è il tragico gioco del nulla.
Non dico questo con la presunzione di chi condanna coloro che sono gay o coloro che si uniscono di fatto, anzi sono mosso da una profonda comprensione e rispetto nei loro confronti; è proprio per questo che temo una società in cui il loro legame, che non è in armonia con il gesto dell’amore umano, viene equiparato a quello della famiglia. Così si distrugge l’Europa!
Gianni Mereghetti
Abbiategrasso (Mi), Italia
Non ho difficoltà a dire che non è questa l’Europa per la quale i nostri migliori statisti lavorarono e che deve rappresentare un punto fermo di democrazia e di spirito sociale.
G. A.
MODERNISMO
Un dibattito sereno
Caro direttore, la lettura del suo libro I quattro del Gesù che ha rivisitato le vicende di alcuni esponenti del modernismo italiano, ha lasciato inevasa una domanda che, spero “gentilmente”, meriti la sua attenzione.
Soprattutto la lettura coraggiosa della dolorosa vicenda del Buonaiuti fa supporre che anche lei, sulla scia delle profetiche prese di posizione di Giovanni Paolo II, ritenga l’attuale stagione propizia per una nuova riflessione comunitaria sul modo di porsi della Chiesa nel mondo, per un aggiornamento della sua dottrina di fronte a una umanità che ci pone, come cristiani, interrogativi nuovi e pressanti.
Sarebbe auspicabile che 30Giorni, di fronte ad alcune dichiarazioni in questo senso di personaggi autorevoli, aprisse un dibattito sereno e, soprattutto, pubblico, su argomenti che sono patrimonio di tutti coloro che amano la Chiesa e il messaggio universale di salvezza che il Signore le ha affidato.
La saluto cordialmente.
Paolo Taviani
Viareggio (Lu), Italia
Noi siamo aperti a tutti gli approfondimenti sul tema. Anzi è proprio questo dibattito che mi ha spinto a scrivere il volumetto citato.
G. A.
SEGGI ELETTORALI
Senza crocifisso
Assistiamo all’ennesimo attacco alla nostra fede, con la pretesa di togliere il crocifisso dalle aule dove si vota.
La risposta dovrebbe essere questa. Rifiutare di ritirare la scheda e tornarsene indietro senza votare.
A. Properzi
L’Aquila, Italia
Non è chiaro se ci si riferisca a una recente sentenza della Cassazione, di cui però bisogna attendere la lettura delle motivazioni. Non condividiamo però il suggerimento. Daremmo un vantaggio proprio a persone di cui non condividiamo un’idea di fondo. Qualcuno ha richiamato in questa occasione, in chiave di memoria storica, la benemerenza di Mussolini nell’aver fatto rimettere il crocifisso al suo posto. A parte che citare Mussolini in materia di elezioni è piuttosto improprio, non vanno comunque fatte confusioni. Sarebbe come auspicare che i treni non rispettassero gli orari perché allora lo facevano.
G. A.
CALDAROLA E COCCODRILLI
In morte di Buscetta
Più di un lettore ci ha scritto per esprimere meravigliato scandalo per il necrologio editoriale dell’Unità scritto dal direttore Giuseppe Caldarola in morte di Tommaso Buscetta.
Si tratta, in verità, di frasi particolarmente impegnative anche se attutite dal titolo (Il mio caro ex nemico):
«Mi addolora la morte di Tommaso Buscetta perché ho perso un amico. L’ho conosciuto tardi. Non gli ho mai fatto un’intervista, nessuna delle nostre conversazioni è finita in un libro o su un giornale. Né accadrà ora. Non l’avevo deciso io né me l’aveva chiesto lui, ma era diventata cosa scontata che si potesse parlare a lungo senza l’ansia di comunicare ad altri le nostre conversazioni.
L’ho conosciuto alcuni anni fa a casa di un’amica, collega di un altro giornale. Dopo di allora l’ho rivisto molte volte quando era in Italia e veniva a casa mia, spesso di sera, per cene rigorosamente a base di pesce. Gli uomini della sua scorta, che gli erano visibilmente affezionati, lo accompagnavano sul pianerottolo di casa e lo lasciavano solo quando la porta si richiudeva. Lui entrava con il suo pacco di dolci, comprati in una pasticceria svizzero-siciliana, che festeggiavamo come si fa con un amico anziano a cui piacciono quelle premure che fanno parte di un antico modo di essere dei meridionali. E si stupiva sempre, o era una civetteria, quando raccontava di essere riconosciuto nelle sue sorvegliatissime uscite pubbliche.
Le prime volte ho dovuto faticare a convincerlo a togliersi la giacca per la cena. Masino ci teneva molto ai suoi vestiti, al decoro, a quella sua eleganza spesso un po’ chiassosa, ma poco alla volta le nostre cene divennero veri incontri di famiglia. Spesso a metà serata telefonavamo a Cristina, sua moglie, così forte e premurosa con lui. Cristina era uno dei suoi argomenti preferiti».
Se la stessa frequentazione l’avesse avuta un collega diverso dal direttore del giornale fondato da Antonio Gramsci (come è detto nella testata) non so cosa gli sarebbe caduto addosso.
Comunque, e non faccio fatica a dirlo, «parce sepulto».
G. A.