30Giorni in breve
Papa.
«Nel Congresso eucaristico è ravvisabile il cuore di tutto l’Anno Santo»
«Ave, verum corpus,
natum de Maria Virgine! – Ave, vero corpo
di Cristo, nato da Maria Vergine! Nato nella pienezza del tempo, nato da
donna, nato sotto la legge (cfr. Gal 4,4). Nel cuore del Grande Giubileo e all’inizio di
questa settimana dedicata al Congresso eucaristico, torniamo a
quell’evento storico che ha segnato il pieno compimento della nostra
salvezza. Pieghiamo le ginocchia come i pastori davanti alla cuna di
Betlemme; come i magi venuti dall’Oriente adoriamo Cristo, salvatore
del mondo. Come il vecchio Simeone, lo stringiamo tra le braccia
benedicendo Dio, perché i nostri occhi hanno visto la salvezza che
Egli ha preparato davanti a tutti i popoli: luce per illuminare le genti e
gloria del popolo d’Israele (cfr. Lc 2, 30-32)». Così Giovanni Paolo II
nell’omelia pronunciata la sera del 18 giugno durante i vespri che
hanno segnato l’apertura del XLVII Congresso eucaristico
internazionale, sul tema “Gesù Cristo, unico salvatore del
mondo, pane per la nuova vita”. Nell’omelia, particolarmente
arricchita di citazioni latine («In
supremae nocte cenae... se dat suis manibus»;
«Ave, verum corpus... vere passum,
immolatum, in cruce pro homine!»; «Adoro te devote, latens Deitas,/quae sub his figuris vere
latitas»; «O Iesu dulcis, o Iesu pie,/o Iesu, fili Mariae!»), il Papa ha ribadito che nel Congresso eucaristico
internazionale «è ravvisabile il cuore di tutto l’Anno
Santo».
Giovedì 22 giugno, nell’omelia pronunciata durante la solenne celebrazione del Corpus Domini, Giovanni Paolo II ha citato la locuzione «nelle sue mani sante e venerabili», tratta dal Canone romano.
Giovedì 22 giugno, nell’omelia pronunciata durante la solenne celebrazione del Corpus Domini, Giovanni Paolo II ha citato la locuzione «nelle sue mani sante e venerabili», tratta dal Canone romano.
Iraq.
Chiesa e Italia: basta con l’embargo
A giugno si sono moltiplicate le prese di posizione
contro l’embargo all’Iraq, in vigore da ormai dieci anni. Il 9
giugno il cardinale segretario di Stato Angelo Sodano ha ricevuto in
udienza il presidente del Parlamento iracheno, Saadoun Hammadi. La sala
stampa vaticana ha diffuso una nota in cui si diceva che «la
conversazione ha permesso un ampio scambio di opinioni sulla situazione in
Iraq, con particolare riferimento agli effetti negativi delle sanzioni
sulle condizioni di vita della popolazione». Tre giorni dopo Giovanni
Paolo II ha ricevuto i padri della Chiesa caldea in occasione del loro
Sinodo, e ha detto: «Più volte ho avuto l’occasione di
ricordare alla comunità internazionale il suo dovere,
affinché nuove prove venissero risparmiate a un popolo già
provato. Oggi lo ripeto con forza ancora più grande: che tutti si
sforzino di porre fine alle prove di tante vittime civili tra il popolo
iracheno». Il 21 giugno poi nella Camera dei deputati è stata
approvata, con larga maggioranza trasversale, una mozione per impegnare il
governo a revocare l’embargo all’Iraq. Il 27 giugno la Caritas
italiana e l’Ufficio Cei per la pastorale sanitaria hanno fatto
proprio l’appello del patriarca cattolico caldeo Raphael Bidawid
chiedendo al governo italiano, all’Unione europea, all’Onu di
porre fine alle sanzioni che hanno colpito la popolazione civile e non
Saddam Hussein; e agli Usa e alla Gran Bretagna di porre fine allo
stillicidio di bombardamenti. «I deboli e gli innocenti» recita
l’appello «non possono continuare a pagare per colpe delle
quali non sono responsabili» a causa di «misure
pseudo-diplomatiche il cui prezzo è la vita umana».
Scalfari.
La poesia: una piccola speranza
«Questa reductio ad
unum che la comunicazione-verità
potrà produrre facendo piazza pulita di ogni genere di comunicazione
informativa o artistica, non rischierà anche di seppellire la
poesia, i poeti e con essi le persone che sono state aiutate dalla poesia a
vivere quegli attimi di commozione e di partecipazione al creato che sono
tra le pochissime cose che danno il senso alla vita?». Se lo
chiede Eugenio Scalfari nel suo editoriale apparso domenica 18 giugno su Repubblica. Il fondatore del
quotidiano romano prende spunto dalla notizia che in autunno, su Canale5,
prenderà il via la trasmissione Il Grande
Fratello, in cui verranno trasmesse scene di
vita quotidiana di persone comuni che sono consapevoli di essere filmate.
Conclude il suo editoriale Scalfari: «Però resta la poesia.
Sembra che parecchi giovani siano sensibili alla poesia nonostante quello
che gli accade intorno. Bene, sarà piccola ma è comunque una
speranza. Forse bisognerebbe organizzare nelle case e magari nei teatri
letture di poesie mentre la tivù trasmette Il Grande Fratello: in epoca di
non-violenza sarebbe un modo di fare resistenza. Brigate partigiane che
leggono poesia. È un’idea, parliamone: da cosa nasce
cosa».
Kosovo.
Granate sui monasteri: a rischio tesori di arte
«L’esplosione, la notte scorsa, di una
decina di proiettili nelle immediate vicinanze del monastero ortodosso di
Decani, nel Kosovo, ripropone drammaticamente il problema della
salvaguardia dei tesori d’arte in quella martoriata regione. Il
Kosovo è la provincia serba in cui più forte è la
concentrazione dei tesori e delle testimonianze dell’arte bizantina,
ortodossa e islamica del tardo medioevo. Secondo fonti ufficiali,
confermate dalla Chiesa ortodossa, sono 85 le chiese e i monasteri
danneggiati o distrutti durante e dopo il conflitto dell’anno scorso.
In particolare hanno riportato danni il bellissimo monastero di Gracanica
(XIV secolo, subito a sud di Pristina) e la chiesa della Santa Vergine di
Ljeviska a Prizren. Non ha invece subito danni, grazie anche alla presenza
del contingente italiano nella zona, l’imponente complesso del
monastero di Pec che fu sede del patriarcato serbo. Leggermente
danneggiato, prima dell’arrivo degli italiani, anche l’isolato
monastero di Decani nelle cui vicinanze sono tornate a esplodere le
granate». Così un lancio Ansa del 22 giugno. Lo scorso anno la Chiesa ortodossa serba
aveva pubblicato un album fotografico (edizione bilingue serbo-inglese,
titolo Crucified Kosovo. Destroyed and
desecrated serbian orthodox Churches in Kosovo and Methoia, june-august
1999) che documentava le distruzioni delle
memorie cristiane nel Kosovo.
Romiti
Quando il Papa mi disse: «Quod non est in photo non est»
«Qualche tempo fa sono andato in visita privata
con un’altra persona, dal Papa. Una persona che stimo tantissimo per
le sue doti di grande umanità e simpatia oltre che per la
profondità dell’opera che conduce con grande dottrina. Al
termine dell’incontro e dopo la stretta di mano di commiato, il
cameriere ed un fotografo, trafelati, ci chiedono un attimo
d’attenzione. Occorreva scattare l’istantanea. Abbiamo posato
ed il Papa sorridendo mi ha detto: “Dottor Romiti, quod non est in
photo non est”. Perdonava le debolezze umane ma si rendeva conto e se
ne rende conto, delle esigenze della comunicazione. Quella comunicazione
che ha avvicinato questo Papa ancor più alle masse di tutto il
mondo». Lo ha confidato Cesare Romiti, presidente della Rcs
(Rizzoli-Corriere della Sera), in un’intervista al numero 1/2000 di OGinformazione, bimestrale
del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti.
Alberto Sordi
«A Roma, ch’io non vidi mai supina e doma»
«A Roma, ch’io non vidi mai supina e doma. Da sindaco per un giorno. Affezionatissimo Alberto Sordi». È questa la dedica che il popolare attore romano ha scritto sul libro d’onore della Città eterna il 15 giugno, giorno del suo ottantesimo compleanno, quando ha indossato simbolicamente la fascia di sindaco dell’Urbe.
Incontro
Il prossimo 17 ottobre Elisabetta II da Wojtyla
Il prossimo 17 ottobre la regina Elisabetta II andrà in udienza da Giovanni Paolo II in Vaticano. Lo farà durante una breve visita di alcuni giorni in Italia. Sarà il terzo incontro tra la sovrana e l’attuale Pontefice. I precedenti riguardano un’udienza in Vaticano avvenuta il 17 ottobre 1980 e l’incontro a Buckingham Palace del 28 maggio 1982 nel corso del viaggio apostolico di papa Wojtyla in Gran Bretagna.
Elisabetta II inoltre era stata già ricevuta in udienza nel 1951, quando era ancora principessa, da Pio XII, e il 5 maggio1961, quando già era regina, da Giovanni XXIII.
Ebrei romani
Il silenzio degli Alleati
Nel 1943 i servizi segreti inglesi e americani erano in possesso di informazioni che avrebbero potuto salvare gli ebrei romani dalla deportazione nel lager di Auschwitz. Lo sostengono storici Usa dopo l’abolizione del segreto su oltre 400mila pagine di documenti riservati dell’Oss, l’agenzia di spionaggio da cui nel dopoguerra è nata la Cia. La notizia ha avuto ampio risalto sulla stampa italiana e anche in quella statunitense e britannica. Ebrei, il silenzio degli alleati. Dagli archivi Cia la verità sulle retate a Roma. I comandi sapevano e non fecero nulla, ha titolato in prima pagina la Repubblica del 28 giugno. Il Corriere della Sera (29 giugno) ha intervistato uno degli storici che hanno studiato le carte, Richard Breitman, e ha titolato: Ma i tedeschi consideravano Pio XII un nemico. I documenti segreti americani scagionano il “papa del silenzio” e rivelano una Gladio nazista. Hitler diffidava della Santa Sede perché sapeva che nascondeva gli ebrei. Il Washington Post (27 giugno) ha titolato in prima pagina: Gli alleati sapevano del piano per gli ebrei italiani. A Londra il Times e il Daily Telegraph del 27 giugno hanno titolato allo stesso modo: Churchill “avrebbe potuto salvare gli ebrei romani dalla morte”.
Fatima/1
Capovilla: Wojtyla si è riconosciuto, irriguardoso fare altre ipotesi
«Il cardinale Ratzinger ha riferito che il Papa ha letto se stesso in quella visione. Questa mi pare l’ipotesi più logica. Sarebbe irriguardoso formularne altre». Così l’arcivescovo Loris Capovilla in una intervista alla Stampa del 28 giugno. Il presule, che fu segretario particolare di Giovanni XXIII, ha così risposto al giornalista che gli chiedeva se il cosiddetto terzo segreto di Fatima, divulgato due giorni prima, potesse anche non riferirsi all’attentato al Papa. Capovilla ha pure ricordato che il cardinale Roncalli il 13 maggio 1956 «a Fatima per il venticinquesimo anniversario della consacrazione del Portogallo al Cuore di Maria disse: “Niente di nuovo nella Chiesa dal punto di vista teologico e ascetico; ciò che è antico si rinnovella di nuove chiarezze e di nuovi fascini, per attirare le anime al perdono di Dio, che purifica e sana i popoli”».
Fatima/2
Amorth: ma la profezia deve ancora avverarsi
«Il tempo riguardante il segreto di Fatima non è concluso perché non si sono ancora realizzate le condizioni poste dalla Vergine. E cioè: non è ancora avvenuta la completa conversione della Russia e non si è realizzato il trionfo del Cuore immacolato di Maria. Questi due avvenimenti promettono un periodo di pace». Lo ha dichiarato padre Gabriele Amorth, esorcista di Roma e studioso di Fatima, ad Orazio Petrosillo sul Messaggero del 27 giugno.
Diplomazia/1
Wojtyla: attenti alle reti occulte che ripuliscono il denaro ottenuto con traffico della droga, commercio delle armi e prostituzione
«Reti occulte vogliono approfittare del grande mercato europeo per ripulire il denaro ottenuto da traffici che sono indegni dell’uomo, in particolare dal controllo della droga, dal commercio delle armi e dallo sfruttamento delle persone, specialmente donne e bambini». Lo ha affermato papa Wojtyla il 10 giugno in occasione della presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore francese Alain Dejammet, 64 anni, nell’ultimo quinquennio rappresentante di Parigi presso le Nazioni Unite di New York. Il 1 luglio la Francia assumerà la presidenza dell’Unione europea per il secondo semestre 2000. Dejammet nel suo lungo discorso ha affermato tra l’altro: «La prossimità delle nostre vedute riguardo ai problemi del Vicino e Medio Oriente è tale che ci rende sensibili alla sollecitudine di cui la Santa Sede dà prova riguardo alle popolazioni del Golfo duramente toccate dalle sanzioni economiche».
Diplomazia/2
Il Papa parla di Timor Est e Molucche al nuovo ambasciatore di Indonesia
«È mia speranza che le autorità di Dili e Giacarta vogliano fare ogni sforzo per costruire rapporti di amicizia e cooperazione, basati sui principi di giustizia, mutuo rispetto e solidarietà». «I miei pensieri si rivolgono in particolare alle Molucche, dove atrocità, massacri e distruzioni hanno avuto luogo di nuovo nei giorni scorsi, e dove persistenti tensioni continuano ad essere fonte di grave preoccupazione. La comunità internazionale si aspetta che l’Indonesia adotti le misure necessarie per eliminare le tensioni e per assicurare che tutti i cittadini siano trattati allo stesso modo dalla legge». Parole del Papa rivolte il 12 giugno al nuovo ambasciatore indonesiano, Widodo Sutiyo, 61 anni, diplomatico di carriera. Sfortunatamente pochi giorni dopo, il 21 giugno, gli scontri nelle Molucche tra cristiani e musulmani sono violentemente ricominciati.
Diplomazia/3
Nuovo ambasciatore del Guatemala: citato il caso Gerardi, ricordato il cardinale Casariego
«È motivo di soddisfazione il fatto che la nazione abbia potuto vivere negli ultimi anni un clima di serenità politica, senza grandi soprassalti, anche quando abbia dovuto affrontare una serie di difficoltà nella convivenza, tra le quali devo sottolineare l’assassinio ancora non chiarito di monsignor Girardi [sic], e le delicate situazioni in campo economico». Così Giovanni Paolo II ha ricordato il caso di monsignor Juan José Gerardi Conedera, il vescovo trucidato nel ’98, accogliendo il nuovo ambasciatore del Guatemala, Acisclo Valladares Molina, 54 anni, figlio d’arte, in quanto il padre, Luis Valladares y Aycinena, era stato già rappresentante del suo Paese presso la Santa Sede (dal ’66 all’83), nonché decano del corpo diplomatico. Il nuovo ambasciatore, che nel suo discorso ha definito monsignor Gerardi un «martire», «il cui assassinio fu un chiarissimo messaggio di terrore, preludio di un regresso all’oscurità che, fortunatamente, pare superato», dopo aver ricordato la figura paterna, ha pure fatto memoria del «nostro molto amato cardinale, monsignor Mario Casariego y Acevedo, l’indimenticabile padre Mario».
Diplomazia/4
Il Papa al nuovo ambasciatore di Bolivia: «Necessaria a riforma agraria»
«La Conferenza episcopale boliviana ha pubblicato una lettera pastorale col titolo Terra, madre feconda per tutti, che offre una riflessione per rivedere la riforma agraria, tanto necessaria per alleviare la drammatica situazione degli indigeni e dei contadini». Lo ha ricordato il Papa al nuovo ambasciatore di Bolivia ricevuto l’8 giugno. Si tratta di Pedro José Rivera Saavedra, 74 anni, che ha ricoperto diversi incarichi nel mondo imprenditoriale e nelle forze armate.
Diplomazia/5
Un indiano nunzio in Ghana e Togo
Il 10 giugno il neoarcivescovo George Kocherry, 55 anni, indiano, è stato nominato nunzio apostolico in Ghana e Togo. Nel servizio diplomatico dal ’78, ha lavorato nelle rappresentanze pontificie di Corea, Costa Rica, Nigeria, Trinidad e Tobago, Thailandia, Svizzera e, da ultimo, d’Australia.
Inoltre il 24 giugno l’arcivescovo Francisco Collaço Blasco, dal 24 maggio nunzio in Sud Africa, Namibia e Botswana, è stato nominato anche nunzio in Lesotho e Swaziland.
Nomine
Amministratore apostolico per il patriarcato greco-melkita
Il 12 giugno Giovanni Paolo II ha nominato monsignor Jean Assaad Haddad, 74 anni a dicembre – arcivescovo di Tyr dei greco-melkiti dall’88 – amministratore apostolico sede plena della Chiesa patriarcale di Antiochia dei greco-melkiti cattolici, di cui dal ’67 è patriarca Maximos V Hakim, 92 anni compiuti a maggio.
Viaggi papali
Invito dalla Corea del Nord. In Turchia nel 2001?
Il 16 giugno a sorpresa è stata resa nota la disponibilità della Corea del Nord a ricevere il Papa. Lo ha comunicato il governo di Seoul, secondo il quale il leader comunista Kim Jong Il ha chiesto al presidente sudcoreano Kim Dae Jung, cattolico, di trasmettere al Vaticano l’invito per una visita. È stato lo stesso Kim sudcoreano a suggerire all’altro Kim di invitare il Pontefice, e lo ha fatto durante gli storici colloqui, i primi dal 1950, tra i due leader avvenuti nei giorni immediatamente precedenti. L’ambasciatore sudcoreano presso la Santa Sede, che ha materialmente trasmesso l’invito informale di Kim Jong Il ha raccontato: «Il leader del Nord ha chiesto l’età del Papa... poi ha dato il consenso». In Corea del Nord ci sono, secondo differenti stime, tra i 4mila e i 10mila fedeli cattolici, ma non c’è alcun sacerdote, anche se una chiesa cattolica risulta aperta.
Sempre il 16 giugno il Papa ha ricevuto in udienza Mehmet Nuri Yilmaz, presidente degli Affari religiosi della Turchia. Al termine dell’udienza l’esponente turco ha raccontato che il Papa ha rievocato il suo viaggio in Turchia del ’79. Giovanni Paolo II ha anche detto che gli farebbe piacere tornarvi, ma per quest’anno, visti gli impegni giubilari, non sarà possibile. «Forse l’anno prossimo», ha concluso. Secondo Yilmaz, nel corso delcolloquio non è stato affrontato il tema della grazia concessa ad Alì Agca tre giorni prima.
Sacro Collegio
La morte di Zoungrana. Le dimissioni di Thiandoum e Shirayanagi
Il 4 giugno è spirato il cardinale africano Paul Zoungrana; avrebbe compiuto 83 anni a settembre. Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso, già Alto Volta) dal ’60 al ’95, cardinale dal ’65, Zoungrana era l’unico porporato appartenente all’ordine dei Padri Bianchi. Con la sua scomparsa il Sacro Collegio è composto di 147 cardinali di cui 100 elettori (tra questi ultimi, 12 sono gli africani). Gli appartenenti agli ordini religiosi sono 23, di cui 18 elettori.
Intanto il 12 giugno il Papa ha accolto le (premature) dimissioni di Peter Seiichi Shirayanagi, 72 anni, arcivescovo di Tokyo dal ’70, creato cardinale nel ’94 (gli succede Peter Takeo Okada, 59 anni, dal ’91 vescovo di Urawa). Il 16 giugno poi sono state accettate le dimissioni di Hyacinthe Thiandoum, 79 anni, dal ’62 arcivescovo di Dakar, cardinale dal ’76 (gli succede Théodore-Adrien Sarr, 64 anni, dal ’74 vescovo di Kaolack).
Cina
Primo ministro non esclude visita del Papa. Ma...
Il 19 giugno il primo ministro cinese Zhu Rongji è stato intervistato dall’agenzia Ansa e dal Sole 24-Ore. Nel corso del colloquio, offerto in vista della sua visita in Italia (all’interno di un tour europeo) prevista per il 5-9 luglio, Rongji ha confermato «molti contatti» tra il governo comunista e il Vaticano (lo ha fatto dopo aver chiesto conferma ad uno stuolo di assistenti, essendo, nota l’Ansa, una «questione chiaramente non al centro dei suoi pensieri»). Ma il premier ha ribadito la posizione di Pechino che esige la rottura della Santa Sede con Taiwan e la garanzia di non ingerenza negli affari interni della Cina. Riferendosi alla libertà di culto come a «questa cosa», Rongji ha detto che è tutelata dalla legge in Cina, ma non può essere usata per ingerire negli affari interni. «Stiamo discutendo [con il Vaticano] su queste posizioni di principio. Una volta risolti i problemi, il Papa verrà».
Il 24 giugno il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls ha rilasciato una dichiarazione, sollecitato da «diverse domande circa notizie di prossime ordinazioni episcopali nella Repubblica Popolare Cinese». Navarro-Valls ha ricordato che nel caso di ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, «il Diritto canonico stabilisce delle apposite dure sanzioni, sia per il vescovo che consacra sia per chi riceve l’ordinazione». Queste ordinazioni «pongono ulteriori ostacoli al travagliato cammino della normalizzazione sia della vita della Chiesa in Cina sia delle relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e la Santa Sede, tanto desiderata dai cattolici in tutto il mondo». «Tale situazione» conclude Navarro-Valls «non può che destare sorpresa di fronte a dichiarazioni, anche recentissime [quelle di Rongji?, ndr], di esponenti politici cinesi, che parlano di una volontà di dialogo con la Santa Sede». I toni sembrano più duri rispetto a quelli usati a inizio gennaio quando vennero ordinati cinque vescovi senza l’autorizzazione di Roma; in quella occasione Navarro-Valls parlò di «meraviglia e disappunto» senza far esplicito riferimento a norme canoniche.
Bilanci
Conti in nero per Santa Sede e Stato della Città del Vaticano
Il 23 giugno è stato presentato, come avviene ogni anno in questo periodo, il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede per il 1999. Lo ha presentato l’arcivescovo Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede. «Sono lieto di riferire» ha detto Sebastiani «che nel ’99, per il settimo anno consecutivo la Santa Sede ha chiuso il bilancio consuntivo consolidato con un avanzo». In pratica a fronte di 348,5 miliardi di lire di costi totali ci sono stati ricavi di 358,225 miliardi, con un avanzo netto di 9,725 miliardi (l’avanzo era stato di 2,506 miliardi nel ’98, e di 19,092 miliardi nel ’97). Tra gli altri dati forniti si nota che sono andati particolarmente bene gli investimenti finanziari (che hanno prodotto un utile di 86,913 miliardi), mentre particolarmente onerosa risulta la gestione di Radio Vaticana (disavanzo di 35,5 miliardi, comunque inferiore di 1,5 miliardi rispetto al ’98) e dell’Osservatore Romano (quattro milioni di copie distribuite, 36mila abbonamenti, disavanzo di 4,5 miliardi), mentre il disavanzo del Centro televisivo vaticano è di 200 milioni. Sebastiani ha comunque ricordato che il bilancio della Santa Sede ha chiuso in nero grazie ai 41,244 miliardi di offerte provenienti (a norma del canone 1271 del Codice di diritto canonico) dalle diocesi e (spontaneamente) da istituti religiosi, enti e fondazioni ecclesiali e semplici fedeli (il 65% di questa cifra è costituito da offerte provenienti da Germania e Stati Uniti, con circa 14 miliardi da ciascuno dei due Paesi).
Sebastiani ha anche informato che il bilancio consuntivo dello Stato della Città del Vaticano, separato da quello della Santa Sede, ha presentato un avanzo di 5,399 miliardi (l’avanzo era stato di 15,507 miliardi nel ’98 e di 37,634 miliardi nel ’97).
Nel corso del ’99 per il cosiddetto obolo di San Pietro (le offerte dei fedeli che desiderano sostenere le iniziative pastorali e caritative del Papa) sono stati raccolti 55.313.587,89 dollari (circa 110 miliardi di lire). Le maggiori offerte sono giunte da Stati Uniti, Germania e Italia (circa 10 miliardi, di cui 5 direttamente dalla Cei). L’obolo di San Pietro era stato di 52.758.527,30 dollari nel ’98 e di 52.456.064,37 dollari nel ’97.
Radio Vaticana
Le pregiudiziali Usa sul Tribunale penale internazionale
«A due anni dal clamoroso rifiuto di Washington di firmare a Roma il Trattato che ha istituito il Tribunale penale internazionale (Tpi), gli Stati Uniti ancora una volta avanzano riserve sostanziali sull’organismo delle Nazioni Unite. Si è aperta infatti ieri a New York nel Palazzo di vetro dell’Onu una conferenza per discutere la concreta realizzazione, entro il 2002, del Tribunale. E in questa sede gli Stati Uniti si presentano con l’intento di ottenere l’immunità per i propri soldati in missioni militari all’estero. In caso contrario – ha detto David Scheffer, ambasciatore del Dipartimento di Stato – ciò “costituirebbe un rischio molto inibente da valutare prima di decidere d’intervenire”. L’argomento è lo stesso usato, nel luglio ’98, dall’allora capo della delegazione americana alla Conferenza di Roma per giustificare il fatto che gli Stati Uniti, insieme ad altri sei Paesi, tra i quali Iraq e Cina, non aderirono alla Convenzione, votata dagli altri 120 Paesi partecipanti al summit. Ora Washington rimette la questione sul tavolo come pregiudiziale ad una sua eventuale adesione all’accordo. La Convenzione è stata finora firmata da 95 nazioni ed ha ottenuto 12 delle 60 ratifiche necessarie alla sua entrata in vigore, entro la scadenza fissata per il prossimo 31 dicembre. La posizione degli Usa preoccupa gli esperti di diritti umani che temono che altri Paesi possano seguire l’esempio di Washington e chiedere eccezioni alla giurisdizione del Tribunale». Dal Radiogiornale vaticano del 13 giugno.
Veneto
Venezia, 5 papi e nessuna ordinazione. A Casoni, nel Vicentino, recorddelle vocazioni
Venezia: da cinque papi a nessuna vocazione. Con questo titolo di prima pagina il Gazzettino di Venezia di sabato 17 giugno ha dato la notizia che quest’anno la diocesi lagunare, da cui in questo millennio sono arrivati cinque pontefici (Gregorio XII, 1406-1415, Eugenio IV, 1431-1447, Paolo II,1464-1471, Alessandro VIII, 1689-1691, Clemente XIII, 1758-1769), non registra nessuna ordinazione sacerdotale. L’articolo prende spunto da un editoriale del settimanale cattolico veneziano Gente Veneta titolato: 2000: nemmeno un prete. Siamo obbligati a riflettere.
Il giorno dopo Il Corriere della Sera, in prima pagina, riporta un articolo titolato: Un paesino del Veneto esporta preti in tutto il mondo. La località in questione è Casoni, nel Vicentino, che vanta ben 79 tra sacerdoti, religiosi e religiose, con una media di una persona su 44 che ha preso i voti. Tra i 41 sacerdoti, il più illustre viene indicato nell’arcivescovo Silvano Tomasi, attualmente nunzio apostolico in Etiopia e Eritrea.
Bossi
Da Carlo Marx a Carlo Magno
«Il problema ora è passare da Carlo Marx a Carlo Magno: l’Europa è governata dai comunisti, mentre bisogna passare ad una vera confederazione tra Stati. Il rischio, con la Germania che la fa da padrona, è che si arrivi al Quarto Reich. Ora l’Europa sta distruggendo tutte le diversità, di tutti i popoli, mentre in futuro l’Europa, il Parlamento europeo e non la Commissione, dovrà intervenire su poche cose importanti: il resto dovrà essere deciso localmente». Parole di Umberto Bossi. Il leader della Lega Nord le ha pronunciate il 12 giugno a margine dei lavori della prima seduta del nuovo Consiglio regionale lombardo.
Violante
I Longobardi fattore dell’unità d’Italia
«I Longobardi quando vennero qui non sapevano né leggere né scrivere, hanno imparato a leggere e scrivere in latino, si sono convertiti al cattolicesimo, sono stati uno dei primi fattori dell’unità del nostro Paese». Lo ha detto il 17 giugno a Brescia Luciano Violante, presidente della Camera dei deputati, all’inaugurazione della mostra “Il futuro dei Longobardi”. Presenti, tra le autorità, monsignor Giulio Sanguineti, vescovo della città lombarda, e l’arcivescovo Giovanni Battista Re, sostituto alla Segreteria di Stato, originario di Borno, provincia di Brescia.
Dibattiti
De Rita: Wojtyla psicopompo della Chiesa. Avvenire: sì, ma...
«[Nella politica italiana] c’è bisogno di quello che nella psicanalisi si chiama uno psicopompo. Una figura che infonda a tutti una forte energia psichica. Le faccio un esempio, anzi l’esempio numero uno. La Chiesa, io sono molto cattolico, ma la Chiesa ha tutti i vizi delle istituzioni: il rito, la scenografia, l’autoreferenzialità. Però ha una persona, il Papa, che ha una forte intenzione. Sa quello che vuole e trasmette la sua energia. Se togliamo il Papa, che fa da psicopompo alla Chiesa, resta una burocrazia ecclesiale». Così il sociologo Giuseppe De Rita in una intervista a Repubblica del 19 giugno. L’affermazione non è piaciuta del tutto al corsivista-fustigatore di Avvenire che si firma Lupus in pagina. Lupus il 21 giugno infatti scrive: «“Esagero, dunque sono”. In pagina è di moda. Anche per persone serie. Lunedì su Repubblica parla Giuseppe De Rita, come al solito magistrale: calmo, suadente, preciso. Poi descrive l’importanza sociale dello psicopompo, da psiché e pempo, in greco, e cioè chi fa da movimentatore degli animi e dà agli altri energia, e cita giustamente il Papa: “Sa quello che vuole e trasmette la sua energia”. Non gli basta. Ecco lo sparo: “Se togliamo il Papa, che fa da psicopompo alla Chiesa, resta una burocrazia ecclesiale”. Ahi! Resta lo Spirito Santo, resta Gesù Cristo, resta la comunione dei santi, resta l’esistenza e l’amore di tanti e tante che danno la vita per gli altri nel nome del Vangelo».
Memorie
Dini elogia il “metodo Casaroli” contro il «moralismo da salotto»
«Alle soglie del ventunesimo secolo il dialogo è divenuto strumento consueto di politica estera. E l’attualità del “metodo Casaroli” sta, appunto, nel fatto che, oggi come allora, esso non è un fine in sé ma un mezzo per conseguire stabilità e pace. Inoltre, monsignor Casaroli ci ha mostrato come non si debba indietreggiare di fronte all’errore degli altri, all’atteggiamento non condiviso o moralmente condannabile di chi calpesta i principii della democrazia, non rispetta lo Stato di diritto e non ammette il pluralismo delle idee espresse da una società libera e dal mercato. Non indietreggiare ma dialogare non significa cedere sul piano dei principi. Superata la concezione del Clausevitz secondo cui la guerra non sarebbe altro che il proseguimento della diplomazia con altri mezzi, a noi si apre la strada della moral suasion, e cioè della persuasione, per far germogliare, o per non fare morire, dove ancora le libertà fondamentali e i diritti umani non sono esercitati, la speranza di una società più giusta e rispettosa della dignità dell’individuo. La via del dialogo è quella seguita dal governo italiano anche in condizioni che monsignor Casaroli definirebbe “impossibili”; senza per questo dover gettare la spugna ovvero cedere, in nome di un moralismo astratto, da salotto, al rimorso di avere subìto le tentazioni del demonio!». È la finale dell’intervento di Lamberto Dini, ministro degli Esteri italiano, alla presentazione del volume di memorie del cardinale Agostino Casaroli, titolato Il martirio della pazienza (Einaudi, pp. 335, £ 30.000). La presentazione, fatto inedito per un libro pubblicato da una casa editrice laica, è avvenuta nella sala stampa della Santa Sede il 27 giugno, il giorno dopo la presentazione del cosiddetto terzo segreto di Fatima. Oltre a Dini, hanno presentato il volume i cardinali Angelo Sodano e Achille Silvestrini, Romano Prodi e Michail Gorbaciov. Si è trattato di una conferenza stampa sui generis, perché non sono state ammesse domande dei giornalisti alla fine degli interventi pronunciati dagli oratori intervenuti.
«A Roma, ch’io non vidi mai supina e doma»
«A Roma, ch’io non vidi mai supina e doma. Da sindaco per un giorno. Affezionatissimo Alberto Sordi». È questa la dedica che il popolare attore romano ha scritto sul libro d’onore della Città eterna il 15 giugno, giorno del suo ottantesimo compleanno, quando ha indossato simbolicamente la fascia di sindaco dell’Urbe.
Incontro
Il prossimo 17 ottobre Elisabetta II da Wojtyla
Il prossimo 17 ottobre la regina Elisabetta II andrà in udienza da Giovanni Paolo II in Vaticano. Lo farà durante una breve visita di alcuni giorni in Italia. Sarà il terzo incontro tra la sovrana e l’attuale Pontefice. I precedenti riguardano un’udienza in Vaticano avvenuta il 17 ottobre 1980 e l’incontro a Buckingham Palace del 28 maggio 1982 nel corso del viaggio apostolico di papa Wojtyla in Gran Bretagna.
Elisabetta II inoltre era stata già ricevuta in udienza nel 1951, quando era ancora principessa, da Pio XII, e il 5 maggio1961, quando già era regina, da Giovanni XXIII.
Ebrei romani
Il silenzio degli Alleati
Nel 1943 i servizi segreti inglesi e americani erano in possesso di informazioni che avrebbero potuto salvare gli ebrei romani dalla deportazione nel lager di Auschwitz. Lo sostengono storici Usa dopo l’abolizione del segreto su oltre 400mila pagine di documenti riservati dell’Oss, l’agenzia di spionaggio da cui nel dopoguerra è nata la Cia. La notizia ha avuto ampio risalto sulla stampa italiana e anche in quella statunitense e britannica. Ebrei, il silenzio degli alleati. Dagli archivi Cia la verità sulle retate a Roma. I comandi sapevano e non fecero nulla, ha titolato in prima pagina la Repubblica del 28 giugno. Il Corriere della Sera (29 giugno) ha intervistato uno degli storici che hanno studiato le carte, Richard Breitman, e ha titolato: Ma i tedeschi consideravano Pio XII un nemico. I documenti segreti americani scagionano il “papa del silenzio” e rivelano una Gladio nazista. Hitler diffidava della Santa Sede perché sapeva che nascondeva gli ebrei. Il Washington Post (27 giugno) ha titolato in prima pagina: Gli alleati sapevano del piano per gli ebrei italiani. A Londra il Times e il Daily Telegraph del 27 giugno hanno titolato allo stesso modo: Churchill “avrebbe potuto salvare gli ebrei romani dalla morte”.
Fatima/1
Capovilla: Wojtyla si è riconosciuto, irriguardoso fare altre ipotesi
«Il cardinale Ratzinger ha riferito che il Papa ha letto se stesso in quella visione. Questa mi pare l’ipotesi più logica. Sarebbe irriguardoso formularne altre». Così l’arcivescovo Loris Capovilla in una intervista alla Stampa del 28 giugno. Il presule, che fu segretario particolare di Giovanni XXIII, ha così risposto al giornalista che gli chiedeva se il cosiddetto terzo segreto di Fatima, divulgato due giorni prima, potesse anche non riferirsi all’attentato al Papa. Capovilla ha pure ricordato che il cardinale Roncalli il 13 maggio 1956 «a Fatima per il venticinquesimo anniversario della consacrazione del Portogallo al Cuore di Maria disse: “Niente di nuovo nella Chiesa dal punto di vista teologico e ascetico; ciò che è antico si rinnovella di nuove chiarezze e di nuovi fascini, per attirare le anime al perdono di Dio, che purifica e sana i popoli”».
Fatima/2
Amorth: ma la profezia deve ancora avverarsi
«Il tempo riguardante il segreto di Fatima non è concluso perché non si sono ancora realizzate le condizioni poste dalla Vergine. E cioè: non è ancora avvenuta la completa conversione della Russia e non si è realizzato il trionfo del Cuore immacolato di Maria. Questi due avvenimenti promettono un periodo di pace». Lo ha dichiarato padre Gabriele Amorth, esorcista di Roma e studioso di Fatima, ad Orazio Petrosillo sul Messaggero del 27 giugno.
Diplomazia/1
Wojtyla: attenti alle reti occulte che ripuliscono il denaro ottenuto con traffico della droga, commercio delle armi e prostituzione
«Reti occulte vogliono approfittare del grande mercato europeo per ripulire il denaro ottenuto da traffici che sono indegni dell’uomo, in particolare dal controllo della droga, dal commercio delle armi e dallo sfruttamento delle persone, specialmente donne e bambini». Lo ha affermato papa Wojtyla il 10 giugno in occasione della presentazione delle lettere credenziali del nuovo ambasciatore francese Alain Dejammet, 64 anni, nell’ultimo quinquennio rappresentante di Parigi presso le Nazioni Unite di New York. Il 1 luglio la Francia assumerà la presidenza dell’Unione europea per il secondo semestre 2000. Dejammet nel suo lungo discorso ha affermato tra l’altro: «La prossimità delle nostre vedute riguardo ai problemi del Vicino e Medio Oriente è tale che ci rende sensibili alla sollecitudine di cui la Santa Sede dà prova riguardo alle popolazioni del Golfo duramente toccate dalle sanzioni economiche».
Diplomazia/2
Il Papa parla di Timor Est e Molucche al nuovo ambasciatore di Indonesia
«È mia speranza che le autorità di Dili e Giacarta vogliano fare ogni sforzo per costruire rapporti di amicizia e cooperazione, basati sui principi di giustizia, mutuo rispetto e solidarietà». «I miei pensieri si rivolgono in particolare alle Molucche, dove atrocità, massacri e distruzioni hanno avuto luogo di nuovo nei giorni scorsi, e dove persistenti tensioni continuano ad essere fonte di grave preoccupazione. La comunità internazionale si aspetta che l’Indonesia adotti le misure necessarie per eliminare le tensioni e per assicurare che tutti i cittadini siano trattati allo stesso modo dalla legge». Parole del Papa rivolte il 12 giugno al nuovo ambasciatore indonesiano, Widodo Sutiyo, 61 anni, diplomatico di carriera. Sfortunatamente pochi giorni dopo, il 21 giugno, gli scontri nelle Molucche tra cristiani e musulmani sono violentemente ricominciati.
Diplomazia/3
Nuovo ambasciatore del Guatemala: citato il caso Gerardi, ricordato il cardinale Casariego
«È motivo di soddisfazione il fatto che la nazione abbia potuto vivere negli ultimi anni un clima di serenità politica, senza grandi soprassalti, anche quando abbia dovuto affrontare una serie di difficoltà nella convivenza, tra le quali devo sottolineare l’assassinio ancora non chiarito di monsignor Girardi [sic], e le delicate situazioni in campo economico». Così Giovanni Paolo II ha ricordato il caso di monsignor Juan José Gerardi Conedera, il vescovo trucidato nel ’98, accogliendo il nuovo ambasciatore del Guatemala, Acisclo Valladares Molina, 54 anni, figlio d’arte, in quanto il padre, Luis Valladares y Aycinena, era stato già rappresentante del suo Paese presso la Santa Sede (dal ’66 all’83), nonché decano del corpo diplomatico. Il nuovo ambasciatore, che nel suo discorso ha definito monsignor Gerardi un «martire», «il cui assassinio fu un chiarissimo messaggio di terrore, preludio di un regresso all’oscurità che, fortunatamente, pare superato», dopo aver ricordato la figura paterna, ha pure fatto memoria del «nostro molto amato cardinale, monsignor Mario Casariego y Acevedo, l’indimenticabile padre Mario».
Diplomazia/4
Il Papa al nuovo ambasciatore di Bolivia: «Necessaria a riforma agraria»
«La Conferenza episcopale boliviana ha pubblicato una lettera pastorale col titolo Terra, madre feconda per tutti, che offre una riflessione per rivedere la riforma agraria, tanto necessaria per alleviare la drammatica situazione degli indigeni e dei contadini». Lo ha ricordato il Papa al nuovo ambasciatore di Bolivia ricevuto l’8 giugno. Si tratta di Pedro José Rivera Saavedra, 74 anni, che ha ricoperto diversi incarichi nel mondo imprenditoriale e nelle forze armate.
Diplomazia/5
Un indiano nunzio in Ghana e Togo
Il 10 giugno il neoarcivescovo George Kocherry, 55 anni, indiano, è stato nominato nunzio apostolico in Ghana e Togo. Nel servizio diplomatico dal ’78, ha lavorato nelle rappresentanze pontificie di Corea, Costa Rica, Nigeria, Trinidad e Tobago, Thailandia, Svizzera e, da ultimo, d’Australia.
Inoltre il 24 giugno l’arcivescovo Francisco Collaço Blasco, dal 24 maggio nunzio in Sud Africa, Namibia e Botswana, è stato nominato anche nunzio in Lesotho e Swaziland.
Nomine
Amministratore apostolico per il patriarcato greco-melkita
Il 12 giugno Giovanni Paolo II ha nominato monsignor Jean Assaad Haddad, 74 anni a dicembre – arcivescovo di Tyr dei greco-melkiti dall’88 – amministratore apostolico sede plena della Chiesa patriarcale di Antiochia dei greco-melkiti cattolici, di cui dal ’67 è patriarca Maximos V Hakim, 92 anni compiuti a maggio.
Viaggi papali
Invito dalla Corea del Nord. In Turchia nel 2001?
Il 16 giugno a sorpresa è stata resa nota la disponibilità della Corea del Nord a ricevere il Papa. Lo ha comunicato il governo di Seoul, secondo il quale il leader comunista Kim Jong Il ha chiesto al presidente sudcoreano Kim Dae Jung, cattolico, di trasmettere al Vaticano l’invito per una visita. È stato lo stesso Kim sudcoreano a suggerire all’altro Kim di invitare il Pontefice, e lo ha fatto durante gli storici colloqui, i primi dal 1950, tra i due leader avvenuti nei giorni immediatamente precedenti. L’ambasciatore sudcoreano presso la Santa Sede, che ha materialmente trasmesso l’invito informale di Kim Jong Il ha raccontato: «Il leader del Nord ha chiesto l’età del Papa... poi ha dato il consenso». In Corea del Nord ci sono, secondo differenti stime, tra i 4mila e i 10mila fedeli cattolici, ma non c’è alcun sacerdote, anche se una chiesa cattolica risulta aperta.
Sempre il 16 giugno il Papa ha ricevuto in udienza Mehmet Nuri Yilmaz, presidente degli Affari religiosi della Turchia. Al termine dell’udienza l’esponente turco ha raccontato che il Papa ha rievocato il suo viaggio in Turchia del ’79. Giovanni Paolo II ha anche detto che gli farebbe piacere tornarvi, ma per quest’anno, visti gli impegni giubilari, non sarà possibile. «Forse l’anno prossimo», ha concluso. Secondo Yilmaz, nel corso delcolloquio non è stato affrontato il tema della grazia concessa ad Alì Agca tre giorni prima.
Sacro Collegio
La morte di Zoungrana. Le dimissioni di Thiandoum e Shirayanagi
Il 4 giugno è spirato il cardinale africano Paul Zoungrana; avrebbe compiuto 83 anni a settembre. Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso, già Alto Volta) dal ’60 al ’95, cardinale dal ’65, Zoungrana era l’unico porporato appartenente all’ordine dei Padri Bianchi. Con la sua scomparsa il Sacro Collegio è composto di 147 cardinali di cui 100 elettori (tra questi ultimi, 12 sono gli africani). Gli appartenenti agli ordini religiosi sono 23, di cui 18 elettori.
Intanto il 12 giugno il Papa ha accolto le (premature) dimissioni di Peter Seiichi Shirayanagi, 72 anni, arcivescovo di Tokyo dal ’70, creato cardinale nel ’94 (gli succede Peter Takeo Okada, 59 anni, dal ’91 vescovo di Urawa). Il 16 giugno poi sono state accettate le dimissioni di Hyacinthe Thiandoum, 79 anni, dal ’62 arcivescovo di Dakar, cardinale dal ’76 (gli succede Théodore-Adrien Sarr, 64 anni, dal ’74 vescovo di Kaolack).
Cina
Primo ministro non esclude visita del Papa. Ma...
Il 19 giugno il primo ministro cinese Zhu Rongji è stato intervistato dall’agenzia Ansa e dal Sole 24-Ore. Nel corso del colloquio, offerto in vista della sua visita in Italia (all’interno di un tour europeo) prevista per il 5-9 luglio, Rongji ha confermato «molti contatti» tra il governo comunista e il Vaticano (lo ha fatto dopo aver chiesto conferma ad uno stuolo di assistenti, essendo, nota l’Ansa, una «questione chiaramente non al centro dei suoi pensieri»). Ma il premier ha ribadito la posizione di Pechino che esige la rottura della Santa Sede con Taiwan e la garanzia di non ingerenza negli affari interni della Cina. Riferendosi alla libertà di culto come a «questa cosa», Rongji ha detto che è tutelata dalla legge in Cina, ma non può essere usata per ingerire negli affari interni. «Stiamo discutendo [con il Vaticano] su queste posizioni di principio. Una volta risolti i problemi, il Papa verrà».
Il 24 giugno il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls ha rilasciato una dichiarazione, sollecitato da «diverse domande circa notizie di prossime ordinazioni episcopali nella Repubblica Popolare Cinese». Navarro-Valls ha ricordato che nel caso di ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, «il Diritto canonico stabilisce delle apposite dure sanzioni, sia per il vescovo che consacra sia per chi riceve l’ordinazione». Queste ordinazioni «pongono ulteriori ostacoli al travagliato cammino della normalizzazione sia della vita della Chiesa in Cina sia delle relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e la Santa Sede, tanto desiderata dai cattolici in tutto il mondo». «Tale situazione» conclude Navarro-Valls «non può che destare sorpresa di fronte a dichiarazioni, anche recentissime [quelle di Rongji?, ndr], di esponenti politici cinesi, che parlano di una volontà di dialogo con la Santa Sede». I toni sembrano più duri rispetto a quelli usati a inizio gennaio quando vennero ordinati cinque vescovi senza l’autorizzazione di Roma; in quella occasione Navarro-Valls parlò di «meraviglia e disappunto» senza far esplicito riferimento a norme canoniche.
Bilanci
Conti in nero per Santa Sede e Stato della Città del Vaticano
Il 23 giugno è stato presentato, come avviene ogni anno in questo periodo, il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede per il 1999. Lo ha presentato l’arcivescovo Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede. «Sono lieto di riferire» ha detto Sebastiani «che nel ’99, per il settimo anno consecutivo la Santa Sede ha chiuso il bilancio consuntivo consolidato con un avanzo». In pratica a fronte di 348,5 miliardi di lire di costi totali ci sono stati ricavi di 358,225 miliardi, con un avanzo netto di 9,725 miliardi (l’avanzo era stato di 2,506 miliardi nel ’98, e di 19,092 miliardi nel ’97). Tra gli altri dati forniti si nota che sono andati particolarmente bene gli investimenti finanziari (che hanno prodotto un utile di 86,913 miliardi), mentre particolarmente onerosa risulta la gestione di Radio Vaticana (disavanzo di 35,5 miliardi, comunque inferiore di 1,5 miliardi rispetto al ’98) e dell’Osservatore Romano (quattro milioni di copie distribuite, 36mila abbonamenti, disavanzo di 4,5 miliardi), mentre il disavanzo del Centro televisivo vaticano è di 200 milioni. Sebastiani ha comunque ricordato che il bilancio della Santa Sede ha chiuso in nero grazie ai 41,244 miliardi di offerte provenienti (a norma del canone 1271 del Codice di diritto canonico) dalle diocesi e (spontaneamente) da istituti religiosi, enti e fondazioni ecclesiali e semplici fedeli (il 65% di questa cifra è costituito da offerte provenienti da Germania e Stati Uniti, con circa 14 miliardi da ciascuno dei due Paesi).
Sebastiani ha anche informato che il bilancio consuntivo dello Stato della Città del Vaticano, separato da quello della Santa Sede, ha presentato un avanzo di 5,399 miliardi (l’avanzo era stato di 15,507 miliardi nel ’98 e di 37,634 miliardi nel ’97).
Nel corso del ’99 per il cosiddetto obolo di San Pietro (le offerte dei fedeli che desiderano sostenere le iniziative pastorali e caritative del Papa) sono stati raccolti 55.313.587,89 dollari (circa 110 miliardi di lire). Le maggiori offerte sono giunte da Stati Uniti, Germania e Italia (circa 10 miliardi, di cui 5 direttamente dalla Cei). L’obolo di San Pietro era stato di 52.758.527,30 dollari nel ’98 e di 52.456.064,37 dollari nel ’97.
Radio Vaticana
Le pregiudiziali Usa sul Tribunale penale internazionale
«A due anni dal clamoroso rifiuto di Washington di firmare a Roma il Trattato che ha istituito il Tribunale penale internazionale (Tpi), gli Stati Uniti ancora una volta avanzano riserve sostanziali sull’organismo delle Nazioni Unite. Si è aperta infatti ieri a New York nel Palazzo di vetro dell’Onu una conferenza per discutere la concreta realizzazione, entro il 2002, del Tribunale. E in questa sede gli Stati Uniti si presentano con l’intento di ottenere l’immunità per i propri soldati in missioni militari all’estero. In caso contrario – ha detto David Scheffer, ambasciatore del Dipartimento di Stato – ciò “costituirebbe un rischio molto inibente da valutare prima di decidere d’intervenire”. L’argomento è lo stesso usato, nel luglio ’98, dall’allora capo della delegazione americana alla Conferenza di Roma per giustificare il fatto che gli Stati Uniti, insieme ad altri sei Paesi, tra i quali Iraq e Cina, non aderirono alla Convenzione, votata dagli altri 120 Paesi partecipanti al summit. Ora Washington rimette la questione sul tavolo come pregiudiziale ad una sua eventuale adesione all’accordo. La Convenzione è stata finora firmata da 95 nazioni ed ha ottenuto 12 delle 60 ratifiche necessarie alla sua entrata in vigore, entro la scadenza fissata per il prossimo 31 dicembre. La posizione degli Usa preoccupa gli esperti di diritti umani che temono che altri Paesi possano seguire l’esempio di Washington e chiedere eccezioni alla giurisdizione del Tribunale». Dal Radiogiornale vaticano del 13 giugno.
Veneto
Venezia, 5 papi e nessuna ordinazione. A Casoni, nel Vicentino, recorddelle vocazioni
Venezia: da cinque papi a nessuna vocazione. Con questo titolo di prima pagina il Gazzettino di Venezia di sabato 17 giugno ha dato la notizia che quest’anno la diocesi lagunare, da cui in questo millennio sono arrivati cinque pontefici (Gregorio XII, 1406-1415, Eugenio IV, 1431-1447, Paolo II,1464-1471, Alessandro VIII, 1689-1691, Clemente XIII, 1758-1769), non registra nessuna ordinazione sacerdotale. L’articolo prende spunto da un editoriale del settimanale cattolico veneziano Gente Veneta titolato: 2000: nemmeno un prete. Siamo obbligati a riflettere.
Il giorno dopo Il Corriere della Sera, in prima pagina, riporta un articolo titolato: Un paesino del Veneto esporta preti in tutto il mondo. La località in questione è Casoni, nel Vicentino, che vanta ben 79 tra sacerdoti, religiosi e religiose, con una media di una persona su 44 che ha preso i voti. Tra i 41 sacerdoti, il più illustre viene indicato nell’arcivescovo Silvano Tomasi, attualmente nunzio apostolico in Etiopia e Eritrea.
Bossi
Da Carlo Marx a Carlo Magno
«Il problema ora è passare da Carlo Marx a Carlo Magno: l’Europa è governata dai comunisti, mentre bisogna passare ad una vera confederazione tra Stati. Il rischio, con la Germania che la fa da padrona, è che si arrivi al Quarto Reich. Ora l’Europa sta distruggendo tutte le diversità, di tutti i popoli, mentre in futuro l’Europa, il Parlamento europeo e non la Commissione, dovrà intervenire su poche cose importanti: il resto dovrà essere deciso localmente». Parole di Umberto Bossi. Il leader della Lega Nord le ha pronunciate il 12 giugno a margine dei lavori della prima seduta del nuovo Consiglio regionale lombardo.
Violante
I Longobardi fattore dell’unità d’Italia
«I Longobardi quando vennero qui non sapevano né leggere né scrivere, hanno imparato a leggere e scrivere in latino, si sono convertiti al cattolicesimo, sono stati uno dei primi fattori dell’unità del nostro Paese». Lo ha detto il 17 giugno a Brescia Luciano Violante, presidente della Camera dei deputati, all’inaugurazione della mostra “Il futuro dei Longobardi”. Presenti, tra le autorità, monsignor Giulio Sanguineti, vescovo della città lombarda, e l’arcivescovo Giovanni Battista Re, sostituto alla Segreteria di Stato, originario di Borno, provincia di Brescia.
Dibattiti
De Rita: Wojtyla psicopompo della Chiesa. Avvenire: sì, ma...
«[Nella politica italiana] c’è bisogno di quello che nella psicanalisi si chiama uno psicopompo. Una figura che infonda a tutti una forte energia psichica. Le faccio un esempio, anzi l’esempio numero uno. La Chiesa, io sono molto cattolico, ma la Chiesa ha tutti i vizi delle istituzioni: il rito, la scenografia, l’autoreferenzialità. Però ha una persona, il Papa, che ha una forte intenzione. Sa quello che vuole e trasmette la sua energia. Se togliamo il Papa, che fa da psicopompo alla Chiesa, resta una burocrazia ecclesiale». Così il sociologo Giuseppe De Rita in una intervista a Repubblica del 19 giugno. L’affermazione non è piaciuta del tutto al corsivista-fustigatore di Avvenire che si firma Lupus in pagina. Lupus il 21 giugno infatti scrive: «“Esagero, dunque sono”. In pagina è di moda. Anche per persone serie. Lunedì su Repubblica parla Giuseppe De Rita, come al solito magistrale: calmo, suadente, preciso. Poi descrive l’importanza sociale dello psicopompo, da psiché e pempo, in greco, e cioè chi fa da movimentatore degli animi e dà agli altri energia, e cita giustamente il Papa: “Sa quello che vuole e trasmette la sua energia”. Non gli basta. Ecco lo sparo: “Se togliamo il Papa, che fa da psicopompo alla Chiesa, resta una burocrazia ecclesiale”. Ahi! Resta lo Spirito Santo, resta Gesù Cristo, resta la comunione dei santi, resta l’esistenza e l’amore di tanti e tante che danno la vita per gli altri nel nome del Vangelo».
Memorie
Dini elogia il “metodo Casaroli” contro il «moralismo da salotto»
«Alle soglie del ventunesimo secolo il dialogo è divenuto strumento consueto di politica estera. E l’attualità del “metodo Casaroli” sta, appunto, nel fatto che, oggi come allora, esso non è un fine in sé ma un mezzo per conseguire stabilità e pace. Inoltre, monsignor Casaroli ci ha mostrato come non si debba indietreggiare di fronte all’errore degli altri, all’atteggiamento non condiviso o moralmente condannabile di chi calpesta i principii della democrazia, non rispetta lo Stato di diritto e non ammette il pluralismo delle idee espresse da una società libera e dal mercato. Non indietreggiare ma dialogare non significa cedere sul piano dei principi. Superata la concezione del Clausevitz secondo cui la guerra non sarebbe altro che il proseguimento della diplomazia con altri mezzi, a noi si apre la strada della moral suasion, e cioè della persuasione, per far germogliare, o per non fare morire, dove ancora le libertà fondamentali e i diritti umani non sono esercitati, la speranza di una società più giusta e rispettosa della dignità dell’individuo. La via del dialogo è quella seguita dal governo italiano anche in condizioni che monsignor Casaroli definirebbe “impossibili”; senza per questo dover gettare la spugna ovvero cedere, in nome di un moralismo astratto, da salotto, al rimorso di avere subìto le tentazioni del demonio!». È la finale dell’intervento di Lamberto Dini, ministro degli Esteri italiano, alla presentazione del volume di memorie del cardinale Agostino Casaroli, titolato Il martirio della pazienza (Einaudi, pp. 335, £ 30.000). La presentazione, fatto inedito per un libro pubblicato da una casa editrice laica, è avvenuta nella sala stampa della Santa Sede il 27 giugno, il giorno dopo la presentazione del cosiddetto terzo segreto di Fatima. Oltre a Dini, hanno presentato il volume i cardinali Angelo Sodano e Achille Silvestrini, Romano Prodi e Michail Gorbaciov. Si è trattato di una conferenza stampa sui generis, perché non sono state ammesse domande dei giornalisti alla fine degli interventi pronunciati dagli oratori intervenuti.