Rubriche
tratto dal n.10 - 1999


Piero Ottone:

e le campane non suonano più…


Giovanni Paolo II 
con il primate anglicano 
George Carey

Giovanni Paolo II con il primate anglicano George Carey

Continuano le ripercussioni sui mass media delle catechesi del mercoledì di papa Wojtyla sui quattro novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso). In particolare di quella sull’inferno. Piero Ottone, ex direttore del Corriere della Sera, in un suo intervento su Il Lavoro (supplemento genovese della Repubblica) del 9 ottobre, ha scritto: «Ci è stato detto che l’inferno non esiste come luogo pieno di fiamme, tutt’al più è nascosto in ciascuno di noi. Si è negata l’eternità della dannazione: la posizione rischia di ridursi a una specie di arresto domiciliare a tempo determinato. Anche l’esistenza del diavolo è messa in dubbio. Un arcivescovo anglicano ha confessato qualche difficoltà psicologica di fronte al mistero della Resurrezione». La frase è inserita dentro un commento alla notizia in cui si dice che il cardinale di Genova Dionigi Tettamanzi ha vietato il suono delle campane «fra le 10 di sera e le 7 di mattina». Ottone si dice “d’accordo” con il cardinale. «Però» aggiunge «è anche vero che le campane erano nel passato un simbolo di vita in comune, scandivano eventi lieti e tristi; avvertivano coi loro rintocchi che qualcuno se ne era andato, le conversazioni si interrompevano e ci si chiedeva: chi è morto? Oppure suonavano a festa nelle ricorrenze, chiamavano alle funzioni religiose. Questa vita di comunità si svolgeva intorno alla chiesa e quando le campane segnavano le ore nella notte era come se la presenza della Chiesa si prolungasse nella quiete notturna. Se ne va un altro ricordo del mondo di ieri. Adesso le ore sono scandite nel silenzio digitale di Internet».





Interno dello  studio di Savonarola, Convento di San Marco, Firenze

Interno dello studio di Savonarola, Convento di San Marco, Firenze

Asor Rosa
«Non campi contrapposti, ma reticolo di fili»

Ha destato sorpresa una lettera che Alberto Asor Rosa ha scritto al direttore della Repubblica, pubblicata venerdì 22 ottobre col titolo La Chiesa va al Giubileo con il saio del penitente. Eccone alcuni brani: «Nell’ultima predica da lui pronunziata nel marzo 1498, dunque solo pochi mesi prima di ruinare ed essere portato a quella atroce morte insieme con due umili confratelli, Girolamo [Savonarola] spiegava di non essere contro la “potestà ecclesiastica” ma d’essere risolutamente avverso alla proposizione romana: “Papa omnia potest”. Infatti: “Il Papa non può tor via il battesimo; questo non può già fare il Papa; ergo non omnia potest. Se ti comandasse e dicesse: Io non voglio che tu ti confessi mai, e non voglio che tu ti battezzi, io gli direi: Papa, tu sei un eretico, e non ti voglio obbedire. Dunque il Papa non può ogni cosa…”. Per questa affermazione Girolamo è finito sul rogo: non semplicemente, voglio dire, perché si levava contro la corruzione romana; ma perché si batteva contro la illimitata estensione del potere papale. […] Una Chiesa triumphans, insomma, che usa la ricorrenza giubilare come grandiosa cassa di risonanza del suo potere di oggi: non una manifestazione della sfera spirituale, dunque, ma della religione organizzata, della devozione militante: truppe da far sfilare, eserciti da mettere in mostra, battaglioni di santi da schierare, non anime con cui entrare in sommesso colloquio. […] Io penso che nella Chiesa di Roma, come in ogni altra grande istituzione umana, vi sia una componente intima, spirituale, ideale, di straordinaria tenuta, e un’altra, temporale, terrena, legata indistricabilmente all’esercizio del potere, che, come è noto, ha sue regole e leggi, sia che si tratti di potere laico, sia che si tratti di potere religioso: e penso che in ognuna di queste due componenti ci sia un po’ dell’altra, sicché il quadro, complessivamente, più che assomigliare a due campi contrapposti, apparirebbe un reticolo di fili. E però: mi stupisce come la seconda abbia oggi a tal punto egemonizzato la prima da toglierle praticamente ogni voce. Non c’è un continuo pentirsi “in atto”: solo qualche ammenda sul passato, resa alquanto vacua dalla distanza secolare, e per il resto soltanto grida di vittoria e squilli di tromba. In campo cattolico nessuno che abbia da ridire. E il protestantesimo, da parte sua, tace quasi fosse giunto al capolinea della sua progressiva secolarizzazione».


Sacro Collegio
Groër compie ottanta anni

Il cardinale Hans Hermann Groër ha compiuto ottanta anni il 13 ottobre. Benedettino, Groër era stato arcivescovo di Vienna dall’86 al ’95. Giovanni Paolo II gli aveva concesso la porpora nell’88. Attualmente i membri del Sacro Collegio sono 154, di cui 106 con meno di ottanta anni quindi elettori in un eventuale conclave. Tra questi votanti rimane un solo austriaco (l’attuale arcivescovo di Vienna, il domenicano Christoph Schönborn) e non c’è alcun benedettino. Nel corso del 2000 altri sette cardinali compiranno ottant’anni.


Statistiche
Quindicimila missionari italiani nel mondo

Sono circa 15mila gli uomini e le donne della Chiesa italiana che si trovano in missione nei territori più disparati e talvolta più poveri del mondo. La stragrande maggioranza appartiene ad istituti religiosi e missionari, ma ci sono anche laici, famiglie, 612 sacerdoti fidei donum. Queste cifre sono state fornite da monsignor Giuseppe Andreozzi – direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per la Cooperazione missionaria e direttore delle Pontificie opere missionarie (Pom) – nel corso dell’assemblea nazionale delle Pom che si è tenuta a settembre a Chianciano Terme (Si).


Zizola
Giubileo: «Utopia e affari»

«L’impressione che una importante partita sia in corso, al tramonto di un pontificato che fiammeggia di utopismo messianico […] “la trasformazione del Giubileo in un grande spettacolo, che rischia di tradirne il senso, e in un grande affare, lieto messaggio non per i poveri, ma per gli operatori turistici, gli impresari edili, gli albergatori, i negozianti e i furbi”. Uno scialo per la Chiesa, ma anche per la società». Così Giancarlo Zizola su Rocca del 15 ottobre.


Biagi
Giubileo: «Non so dove trovino motivi di giubilo»

«Non so dove trovino motivi di giubilo. Mi sembra più una cosa che coinvolge le agenzie di viaggio. Un mercato, come la storia delle indulgenze. Una santa bottega». Così ha risposto Enzo Biagi a chi gli domandava: «Come si occuperà del Giubileo?» (la Repubblica, 5 ottobre).


Aereo caduto
Miracolo a Parma

«Per puro miracolo non è accaduta una tragedia» (Il Giornale, 16 ottobre). «Un miracolo davvero» (Corriere della Sera, lo stesso giorno). Con queste parole i mass media hanno dato notizia dell’atterraggio di fortuna di un aerotaxi nei pressi dell’aeroporto di Parma. Tutti salvi i tre membri dell’equipaggio e i cinque passeggeri. L’aereo è “atterrato” in un campo arato sfiorando un asilo.


La nostra domenica
La devozione di Giovanni XXIII per Pio IX (prossimi beati)

Il numero del 10 ottobre della Nostra domenica, settimanale della diocesi di Bergamo, ospita un lungo articolo di monsignor Loris Capovilla, già segretario particolare di Giovanni XXIII, in cui si illustra «l’intenso legame di devozione che legò Angelo Giuseppe Roncalli al Papa del dogma dell’Immacolata Concezione e del Vaticano I durante tutto il suo ministero sacerdotale». «Secondo voci insistenti» scrive La nostra domenica «anche se non del tutto verificabili, papa Giovanni Paolo II desidererebbe elevare all’onore degli altari nel duemila, l’anno del Giubileo, congiuntamente Giovanni XXIII e Pio IX».
Complessivamente i papi venerati come santi dalla Chiesa sono ottanta. Di questi solo tre sono stati canonizzati dopo un processo, e cioè Celestino V (venerato però come san Pietro del Morrone), Pio V e Pio X. Gli altri settantasette sono stati canonizzati con una procedura diversa da quella che poi è stata codificata. I papi beati sono invece otto. La grandissima parte dei papi santi e beati appartiene al primo millennio dell’era cristiana. Dei cinquanta pontefici dell’epoca moderna (dal 1492) solo tre sono arrivati agli onori degli altari. E cioè: san Pio V (Antonio Ghislieri, piemontese, pontefice dal 1566 al 1572, beatificato nel 1672 da Clemente X – il romano Emilio Altieri – e canonizzato nel 1712 da Clemente XI, Giovanni Francesco Albani di Urbino); beato Innocenzo XI (Benedetto Odescalchi, comasco, pontefice dal 1676 al 1689, beatificato nel 1956 da Giovanni XXIII); san Pio X (Giuseppe Sarto, veneto, pontefice dal 1903 al 1914, beatificato nel 1951 e canonizzato nel 1954 da Pio XII). Degli ultimi nove papi (escluso l’attuale), uno (Pio X) è già santo, due sono in vista di beatificazione (Pio IX e Giovanni XXIII), due in lista di attesa (Pio XII e Paolo VI).


Compatrone d’Europa
Brigida, Caterina, Edith Stein e il Canone romano

«Fin dai suoi albori la Chiesa, pur condizionata dalle culture in cui era inserita, ha sempre riconosciuto la piena dignità spirituale della donna, a partire dalla singolare vocazione e missione di Maria, madre del Redentore. A donne quali Felicita, Perpetua, Agata, Lucia, Agnese, Cecilia, Anastasia – come attesta il Canone romano – già dagli inizi i cristiani si sono rivolti con fervore non inferiore a quello riservato ai santi uomini». Lo ha detto Giovanni Paolo II nell’omelia pronunciata il 1° ottobre, nel corso della messa solenne per l’apertura del secondo Sinodo per l’Europa. Nella stessa giornata il Papa con un motu proprio ha proclamato compatrone d’Europa santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena e santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein). Una curiosità. Rispetto alla figura di santa Brigida il motu proprio (forse su indicazione dell’ex Sant’Uffizio) fa una precisazione: «Alcuni aspetti della straordinaria produzione mistica suscitarono nel tempo comprensibili interrogativi, rispetto ai quali il discernimento ecclesiale operò rinviando all’unica Rivelazione pubblica, che ha in Cristo la sua pienezza e nelle Sacre Scritture la sua espressione normativa. Anche le esperienze dei grandi santi non sono infatti esenti dai quei limiti che sempre accompagnano l’umana recezione della voce di Dio. Non v’è dubbio, tuttavia, che riconoscendo la santità di Brigida, la Chiesa, pur senza pronunciarsi sulle singole rivelazioni, ha accolto l’autenticità complessiva della sua esperienza interiore».


Diplomazia/1
Nuovo nunzio in Madagascar

Il 25 settembre l’arcivescovo Bruno Musarò è stato nominato nunzio in Madagascar, Mauritius e Seychelles, e delegato apostolico nelle Isole Comore e La Réunion. Pugliese, 51 anni, Musarò è nel servizio diplomatico dal ’77, ha lavorato in Corea, Italia, Repubblica Centrafricana, Panama, Bangladesh, Spagna, Segreteria di Stato. Dal ’94 era nunzio a Panama.


Diplomazia/2
Consacrazione del nuovo nunzio in Iran

«Una provvidenziale coincidenza ha poi voluto che, come Matteo, anche tu fossi chiamato alla missione apostolica, da un ufficio simile a quello di Levi. Ma come lui, hai detto il tuo “sì” e fra poco inizierai una nuova missione, proprio in una terra che, secondo alcuni, fu testimone dell’opera evangelizzatrice dell’apostolo Matteo, dopo la sua partenza dalla Palestina». Parole del cardinale segretario di Stato Angelo Sodano, pronunciate il 21 settembre, festa di San Matteo apostolo ed evangelista, durante l’omelia tenuta in occasione della consacrazione episcopale di Angelo Mottola, ex delegato per l’amministrazione di Propaganda Fide, promosso nunzio in Iran.




Sant’Agostino.

La principalitas della Chiesa di Roma


Il muro con i graffiti 
e il loculo nel quale sono riposte le ossa di san Pietro, 
nella necropoli vaticana
sotto le Grotte Vaticane

Il muro con i graffiti e il loculo nel quale sono riposte le ossa di san Pietro, nella necropoli vaticana sotto le Grotte Vaticane

«La “principalitas” della Chiesa di Roma nei riguardi delle altre Chiese fu nell’antichità un dato tradizionale, che legò il mondo cristiano latino in un’unità tutta sua. Tale legame veniva spesso invocato dall’una e dall’altra parte, a seconda delle circostanze. Tertulliano, rilevando i legami della Chiesa africana con quella romana, scriveva ad esempio nell’anno 202: “Se raggiungi l’Italia troverai Roma dalla quale anche a noi viene l’autorità” (La prescrizione degli eretici 36). E Agostino d’Ippona, due secoli dopo, scriveva: “Dalla Chiesa di Roma, nella quale da sempre si ha l’autorità della principalitas della cattedra apostolica, il Vangelo venne anche in Africa” (Epistola 43, 7)». Dall’articolo con cui padre Vittorino Grossi, segretario del Pontificio Comitato di scienze storiche, ha presentato sull’Osservatore Romano (29 settembre) una tavola rotonda sul tema «Alle origini della Chiesa romana», tenutasi l’8 ottobre nell’Istituto Patristico Augustinianum.




Claudio Magris:

panettone e lievito


«Più che un lievito col quale fare il pane, la religione viene proposta come un grande panettone a parte». Riflessione «alla vigilia dell’Anno Santo» dello scrittore Claudio Magris in un editoriale del Corriere della Sera (Le luci del Giubileo e la ricerca di Dio, 3 ottobre).




Franca Ciampi:

«Santo Padre, non si strapazzi troppo»


Giovanni Paolo II con il presidente della Repubblica Ciampi e la moglie Franca il 19 ottobre 1999

Giovanni Paolo II con il presidente della Repubblica Ciampi e la moglie Franca il 19 ottobre 1999

Il 19 ottobre il presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi è stato ricevuto in visita ufficiale da Giovanni Paolo II. Protagonista della visita è stata anche la moglie del presidente, la signora Carla. Ha meritato il titolo dei quotidiani la battuta della signora rivolta al Pontefice: «Santo Padre, non si strapazzi troppo».


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