Lettere al direttore

Norberto Bobbio
Il tollerante compromesso
Egregio direttore, Norberto Bobbio in una lunga intervista al Corriere della Sera ha affermato che «in una visione laica della vita (non laicista, perché il laicismo è una Chiesa come tutte le altre coi suoi dogmi e anatemi), in una visione, cioè, in cui il lume della ragione è il solo di cui possiamo disporre per illuminare le tenebre in cui siamo immersi, non c’è posto per certezze assolute. Dove non ci sono e non possono esserci certezze assolute, la nostra condizione permanente è quella del dubbio metodico».
Forse se l’intellighenzia moderna si mettesse a imparare dagli antichi filosofi diventerebbe più aderente alla realtà delle cose. Infatti, come testimoniano coloro che balbettavano filosofia nel mondo greco, l’uomo non parte mai dal dubbio nell’affrontare la realtà, ma dallo stupore e dall’interesse che lo mettono sulla strada della ricerca della verità.
Questa della tensione al vero mi pare una posizione effettivamente laica e non l’arroganza di dichiarare il dubbio condizione permanente, che in altri termini vuol dire che la verità non deve esistere.
Del resto è contro la ragione che il dubbio sia dichiarato permanente, solo per il fatto che la vita può essere diversa da come ce la si immagina, anche quando a immaginarsela è un uomo del calibro di Bobbio: e dato che la vita è così mi sembra molto più laico avere la ragione aperta a tutte le possibilità che non escluderlo programmaticamente.
Gianni Mereghetti
Abbiategrasso (Mi), Italia
In occasione dei festeggiamenti per i novant’anni di Bobbio, il grande professore ha definito così la saggezza politica: «La democrazia, quella reale non quella immaginaria, vive di pacato, ragionato, tollerante compromesso». In fondo fu questa la linea-guida che ispirò De Gasperi, dal quale più volte ascoltammo l’elogio della virtù della moderazione. Perché la pensava così promosse ed attuò le più significative riforme del dopoguerra.
Al senatore Bobbio i nostri auguri più calorosi. Come gioverebbe al tono di Palazzo Madama se almeno una volta potesse venire a fare un discorso dai nostri banchi!
G. A.
SOCIETÀ
Dubbi sulla droga
Egregio direttore, mi chiamo Giusy Viola e le scrivo da una comunità di recupero per tossicodipendenti della provincia di Catania.
In questo periodo si fa tanto parlare sulla distribuzione gratuita di eroina all’interno dei servizi territoriali per le tossicodipendenze come sostituzione pilota di un altro rimedio, per nulla efficace, quale quello dei lunghi mantenimenti di metadone ad alto dosaggio. Quello che purtroppo come operatore di comunità devo constatare quasi impotente è che in virtù del “contenimento dei rischi” il vero problema della tossicodipendenza viene sotterrato ed il tossicodipendente tra breve diverrà un bravo zombie controllato dalla droga di Stato, non ruberà più (?), non si farà più vedere sporco e lacero per le strade (?), non aggredirà più vecchiette (?) e non farà più scalpore, sarà mansueto e docile come un agnellino ma pur sempre un tossicodipendente, al seguito del quale si aggiungerà ogni altro abbia scelto la “libertà di drogarsi”, stanco di sbattersi per le strade per procurarsi droghe. Una nutrita schiera di tossici ammansiti che arricchiscono case farmaceutiche e che diventeranno eroi popolari contribuendo, ignari loro stessi di quale misura, al cambiamento dei Paesi produttori di eroina che non dovranno più agire nell’illegalità, i contadini saranno reddito per lo Stato, la loro produzione di morte prenderà il nome di piani di recupero territoriale. Mi piacerebbe vedere i cervelloni che tanto hanno da dire a dimostrazione delle loro tesi fare da cavie ed assumere loro stessi le droghe naturali o sintetiche che propinano ai loro utenti, forse anche per loro si otterrebbero gli stessi risultati della politica del “contenimento dei rischi”: sarebbero calmi e tranquilli, educati con le loro famiglie e quanto altro possa essere di buon auspicio in una finta e quieta socialità. Non si può permettere tutto questo e lasciar fare. Un tossicodipendente va aiutato a smettere di esserlo e solo con questo si riduce veramente il danno. Vere campagne di prevenzione a largo raggio aiutano altri a non divenire a loro volta tossicodipendenti. Aiutare vuol dire aiutare a essere liberi da qualsiasi schiavitù da droghe o psicofarmaci.
Questo è il servizio che le comunità offrono, in maniera completamente sana, lucida e professionale. Forse questa lettera non è scritta da un sapientone ma da un operatore che ancora crede nell’uomo e nelle sue capacità di recupero e che continuerà a combattere le droghe con questi principi morali. Chiunque volesse chiamarmi per discuterne può trovarmi al numero 095279386.
Nella speranza che lei pubblichi questa mia lettera, le invio i miei cordiali saluti.
Viola Giuseppa
Catania, Italia
Pubblichiamo anche questa voce in un dibattito così importante e che tocca centinaia di migliaia di famiglie: potenzialmente tutte. Che Iddio ci illumini e ci aiuti.
G. A.