Rubriche
tratto dal n.10 - 1998

Lettere al direttore



La posta del direttore


Emma Bonino e Marco Pannella con Giovanni Paolo II nel febbraio 1986

Emma Bonino e Marco Pannella con Giovanni Paolo II nel febbraio 1986

DIBATTITO

Riflessioni sul numero di settembre

Gentilissimo senatore,
condivido, per la maggior parte, quanto scritto da Giulietto Chiesa sulla Russia e premetto di essere anche io ostile alla pseudocultura americana. Dissento però dall’antiamericanismo viscerale del Chiesa che, oltretutto, è controproducente: quando, poi, si parla di complotti si adducano le prove! È molto più semplice e verosimile addebitare l’atteggiamento americano verso la Russia all’illuminismo da quattro soldi che prevale nella cultura statunitense e pertanto al suo razionalismo elementare e facilone per cui tutto è automatico: la cabina elettorale risolve tutto, dal libero mercato consegue inevitabilmente la democrazia e viceversa, ecc. La cleptocrazia e il crimine organizzato, infine, non nascono con Eltsin, ma emettono i primi vagiti sotto Krusciov, si sviluppano con Breznev, e con Eltsin si sono semplicemente saldati.
Bello, poi, l’articolo sulla Bonino, anche se non posso dimenticare che la Bonino con Pannella ha aiutato a scristianizzare l’Italia. Stona, per altro, quella frase della Bonino sull’aborto (ove la laicità non c’entra, essendo la tutela della vita valore comune dell’umanità) in cima all’articolo in questione, quasi che chi lo ha scritto condivida la idee della Bonino in proposito, coinvolgendo in questo anche la sua rivista.
Con i migliori saluti,

Neri Capponi,
Firenze, Italia


Non so se Giulietto Chiesa sia un «antiamericanista viscerale» ma se scrive che l’economia di mercato non basta e ci vuole l’economia sociale di mercato si associa non ad un diritto, ma ad un dovere di insegnamento.
Circa l’aborto, condivido con lei la condanna “naturale”. Purtroppo, una grande maggioranza degli italiani nel referendum fu d’avviso contrario. Forse era meno chiaro allora, anche scientificamente, che la vita si ha dal momento del concepimento. Occorre una grande azione di illuminazione, non solo in Italia.

G. A.


UNIVERSITÀ PONTIFICIE

Tra gli atenei c’è collaborazione

Egregio senatore,
in riferimento al trafiletto (nelle colonne 3 e 4) di pagina 42, nella rubrica “30Giorni in breve” del numero di settembre, vorrei aggiungere, nella linea dei “record” e dei “sorpassi”, che esiste un trofeo di calcio tra i diversi atenei e collegi pontifici di Roma dove c’è una vera competizione, sebbene sportiva. Si chiama “Torneo dell’amicizia”, è organizzato dal Laterano e mi fa piacere dire che i nostri studenti lo hanno vinto varie volte.
Invece per quel che riguarda il titolo di Pontificia Università la cosa è differente. Quando la nostra istituzione accademica ha avuto ormai quattro facoltà in pieno funzionamento – che è il grado di sviluppo che la prassi romana esige per accedere al titolo di Università Pontificia – è stata fatta alla Congregazione per l’Educazione cattolica la richiesta formale al fine di ottenere dal Santo Padre la concessione di tale titolo. Dopo lo studio da parte di detta Congregazione, il suo prefetto cardinale Pio Laghi ci comunicò, in lettera del 20 luglio scorso, la decisione favorevole del Santo Padre con la motivazione che «l’Ateneo in parola risponde ai requisiti tradizionalmente richiesti per l’attribuzione di tale titolo e ha svolto fino ad ora un apprezzabile servizio nella formazione degli alunni che l’hanno frequentato». Non è, quindi, questione di record né di sorpassi. Inoltre posso dire che tra i diversi atenei esiste un ottimo clima di collaborazione.
Grato per la pubblicità che vorrà dare a questa informazione, le porgo i miei auguri per gli ottimi articoli e servizi della rivista che così autorevolmente dirige. Resto a sua disposizione per eventuali ulteriori informazioni e la saluto molto cordialmente.

Lluís Clavell
rettore della Pontificia Università della Santa Croce
Roma, Italia




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