Rubriche
tratto dal n.07/08 - 1998


In risposta ai denigratori anglosassoni


John Navone s.j., Italia, natura e genio. Alle radici della cultura religiosa italiana, Roma, Edizioni Dehoniane, 1998

John Navone s.j., Italia, natura e genio. Alle radici della cultura religiosa italiana, Roma, Edizioni Dehoniane, 1998

Nell’ambiente anglosassone è facile imbattersi in luoghi comuni che danno una pessima immagine dell’Italia e degli italiani.
Il direttore della scuola britannica in Roma nel 1911 – per citare un esempio di questo secolo – scriveva un articolo, diventato famoso, altamente diffamatorio nei nostri riguardi; tra l’altro lamentava la grossa inferiorità dei meridionali rispetto ai settentrionali attribuendo agli italiani del Sud bassi livelli di benessere e moralità.
Ma l’origine di questa diffusa disistima risale a tempi più lontani e in parte è statia attizzata dalla riforma protestante. Un pregiudizio contro l’Italia, vista come una sentina di depravazione morale, ricorreva nelle tragedie dell’epoca elisabettiana, e nel Settecento i romanzi gotici inglesi sono pieni di delinquenti italiani, criminali impareggiabili spesso definiti con il termine consacrato di furfante.
Se poi varchiamo l’Oceano si fa presto a vedere che negli Stati Uniti le cose vanno anche peggio. Il periodo proprio nero è stato alla fine dell’Ottocento: era il periodo della mano nera; c’era a New Orleans un clima di fanatismo contro gli italiani tanto che, nell’ottobre del 1890, undici italiani imputati di assassinio e prosciolti furono linciati.
Il Times giustificava il linciaggio con il fatto che i siciliani erano «abietti e codardi» e avevano importato in questo Paese le passioni più basse e le società segrete del loro Paese nativo. Negli Stati Uniti del resto la situazione è questa: uno studio condotto nel 1981 sui programmi televisivi di prima serata, rivelava che su tre trasmissioni riguardanti gli italiani due ne parlavano male.
Basta pensare al racconto di Mario Puzo The sicilian a cui ha fatto seguito un film come Il padrino.
Un critico ha scritto che Coppola e Scorsese sono ancora all’età della pietra e dei feticci.
Certamente non pochi italiani risentiti e amareggiati per così gravi pregiudizi si sono domandati se non fosse possibile sfatarli con forza attraverso scritti documentati.
Oggi un libro di questo genere è arrivato e bisogna dire subito che si tratta di un ottimo lavoro. È in un certo senso un testo di storia, che però non segue criteri didattici ma è un caleidoscopio di frammenti senza un apparente ordine sistematico ma tuttavia strettamente uniti da un nesso logico per giungere a una essenziale conclusione: documentare tutto quello che nei secoli passati l’Italia e gli italiani hanno fatto per l’Europa e per l’umanità. Il libro è intitolato Italia, natura e genio e l’autore è John Navone, un padre gesuita docente di Teologia biblica all’Università Gregoriana, collaboratore delle più autorevoli riviste cattoliche.
Grazie alla sua profonda cultura e alla sua propensione per gli studi storici e umanistici, per tessere gli elogi dell’Italia è partito dalla convinzione che ci sia uno stretto legame fra il territorio, la gente che ci vive e i grandi ingegni che vi nascono. A padre Navone bastano poche righe di introduzione dove si spiega con telegrafica chiarezza: «Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, i due santi patroni d’Italia, hanno amato le loro città e i loro paesaggi, i loro concittadini e i loro compaesani. Incomprensibili se vengono privati della loro dedizione al prossimo, ambedue esprimono, ispirano e tessono la spiritualità italiana e sono il riflesso del suolo e dello spirito della loro diletta Italia».
Premesso questo, l’autore si sofferma per un solo capitolo sul retroscena di una brutta immagine dell’Italia dovuta ai luoghi comuni e si lancia sui temi che gli stanno a cuore. Parte dalla cultura religiosa sottolineando l’influsso di quella che definisce una triade di geni: san Francesco, san Tommaso d’Aquino e Dante. A questi tre ne aggiunge poi altri sette per compilare la mappa dei dieci. A suo parere i personaggi più significativi a livello mondiale, oltre ai tre citati, sono: Giulio Cesare, Cesare Augusto, Virgilio, san Benedetto, Michelangelo, Leonardo e Galileo.
A questo proposito è da rilevare la tendenza a personalizzare, per così dire, la storia, presentando tutti coloro che ritiene più meritevoli di attenzione. Tra un capitolo e l’altro figurano vari elenchi: i principali personaggi del Medioevo, i pittori senesi dal XIII secolo, i santi dal I al XVIII secolo, gli artisti dal 1200 al 1600 e infine una lunghissima serie di personalità divise per regioni. Si comincia dagli abruzzesi con Appio Claudio e Benedetto Croce per finire al Veneto con Tiepolo e Vivaldi.
È un libro originale, ricco di spunti che inducono alla riflessione e certo è un’efficace risposta ai denigratori. E per finire non si può omettere il pensiero guida: Roma ha creato l’italianità. C’è fra gli italiani una consapevolezza quasi innata della storia. In Italia parlano anche le pietre. A Roma, sul Campidoglio, Michelangelo ha costruito sugli edifici di architetti medievali che avevano a loro volta costruito sulle opere dei romani.

Liliana Piccinini




Maastricht non era un caso


Enrique Barón Crespo, L’Europa all’alba del Terzo millennio, Venezia, Marsilio, 1997

Enrique Barón Crespo, L’Europa all’alba del Terzo millennio, Venezia, Marsilio, 1997

Solo che ci si fermi un attimo a pensare non si può non rilevare come sia appropriato il titolo, apparentemente banale e scontato, di questo libro. Infatti, il Vecchio Continente, l’Europa, è l’unico che possa veramente misurare a millenni la propria civiltà.
L’autore, deputato del Parlamento spagnolo, già ministro del governo del suo Paese e poi per tre anni presidente del Parlamento europeo, è un personaggio qualificato come pochi a scrivere su questo argomento.
Dice giustamente Giuliano Amato, nella sua pregevole prefazione, che questo libro è una piacevole sorpresa poiché non è l’usuale rassegna delle res gestae dell’autore ma è un testo dal quale si impara non solo sull’Europa, ma anche sul rapporto di essa con il mondo che la circonda.
Pochi sanno che cosa sia per l’Europa la piccola città di Maastricht e quanto sia appropriata la scelta di questo luogo per la firma di quello che è certamente uno storico trattato. Maastricht è un crocevia, dove già nel primo millennio la storia d’Europa si svolgeva attraverso vicende di grande peso. La città è sorta intorno al ponte romano sulla Mosa, costruito da Augusto per collegare la Gallia con la Germania. I capitoli si susseguono scorrevoli come un romanzo anche quando si parla di problemi tecnici. Soprattutto si parla di economia e viene ricordata con molta chiarezza la complessa storia della moneta unica .
Di particolare interesse è il capitolo in cui si dimostra che l’aspetto più originale della costruzione europea è dato dalla sua dimensione di “rivoluzione sociale”.
L’autore rende molto bene l’atmosfera dei dibattiti preparatori dai quali emergevano alcune caratteristiche dei vari Paesi, come l’antico radicamento dello “Stato di benessere” nei Paesi nordici quali Svezia e Danimarca. Ci sono chiari accenni alla Gran Bretagna che ha serie remore ad accettare certe limitazioni.
Barón oltre ad essere informato e scrupoloso non difetta certo di spirito. Così nota che alcuni Paesi, restii nei riguardi di qualche provvedimento, una volta che questo è approvato lo osservano totalmente, mentre qualcun altro è molto spesso in ritardo. La freccia nel nostro giardino arriva con assoluta precisione.

Liliana Piccinini




Vedi alla voce “diavolo”


Fr. Enrico e Fr. Igino d. S. C., Ma che cosa vuol dire? Prontuario di terminologia religiosa, Grugliasco (To), Edizioni Arti grafiche San Rocco,1998

Fr. Enrico e Fr. Igino d. S. C., Ma che cosa vuol dire? Prontuario di terminologia religiosa, Grugliasco (To), Edizioni Arti grafiche San Rocco,1998

Un prontuario di terminologia religiosa – in senso ampio – è appena uscito a Torino, ad opera di fra Igino e fra Enrico del Centro universitario San Giuseppe.
Qualche esempio. Sotto la voce “diavolo” è detto: «È una invisibile potenza personale (non un simbolo astratto) che esercita il male e vi stimola in odio a Dio e per invidia verso gli uomini. Nel Vangelo ha una presenza assidua e vi appare come l’avversario tipico di Gesù. Nel linguaggio popolare e corrente viene spesso chiamato demonio e in quello biblicamente erudito Satana; come parola greca evoca un ventaglio di idee che vanno dallo spingere a traverso, sconvolgere, disunire mettendosi tra due, accusare, calunniare, ingannare, indurre in errore. È una malignità che sintetizza ostilità e rovina».
Altra voce: “sinodo”. «È una parola greca (confluenza di strade, riunione, convegno) corrispondente al latino concilium. Nell’equivalenza i due termini tendono a una qualche diversificazione specialmente per quanto ne concerne l’ampiezza; concilio è preferito per i grandissimi ambiti, sinodo per quelli locali, soprattutto diocesani. Questi ultimi emettono soltanto voti consultivi, perché unico legislatore nella diocesi è il vescovo (Codice di diritto canonico, can. 466)».
Un rilievo da parte nostra. Manca la menzione dei sinodi della Chiesa universale, che pure da parecchi anni si svolgono in Vaticano per aree geografiche o per settori.

Giulio Andreotti


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