Lettere al direttore
La posta del direttore

I funerali del cardinale Agostino Casaroli nella Basilica di San Pietro, il 12 giugno 1998
Ceri e memorie
Illustre direttore, sono rimasta colpita dal largo spazio dato dalla televisione statale al funerale del cardinale Casaroli. Risponde a un criterio obiettivo? È normale che la bara fosse sulla nuda terra senza neppure le quattro candele che credo non si neghino neppure al cristiano più povero? Mi sembra tutta una contraddizione. Come studiosa di storia dell’arte ho forse nostalgia di vecchie immagini di esequie cardinalizie sontuose. Porti pazienza.
Clarisse Lener
Roma, Italia
Non ho bisogno di far ricorso a iconografie perché ricordo di persona le solennissime esequie dei cardinali morti in Roma. Catafalchi altissimi, contornati da cento grandi ceri e culminanti nel cosiddetto galero, cioè il cappello rosso con tanti fiocchi e fiocchetti. Prima della guerra era così. Successivamente rimase per qualche tempo la pompa, ma il tutto si trasferì nella Basilica vaticana e non più nelle chiese di cui il morto era titolare. Con l’accorciamento della coda purpurea negli abiti si è avuta la drastica riduzione delle candele: il cero pasquale le riassume tutte, con un significato di vita (dies natalis). Anche il colore dei paramenti è mutato. Via il nero (ma per tutti) e su tonalità diverse che vanno dal viola al rosso. Salvo impedimenti vi partecipa il papa e i colleghi cardinali concelebrano.
In quanto alla televisione mi sembra che gli ampi spazi riservati siano stati in questo caso più che giusti. Casaroli è stato, oltre tutto, un grande italiano di meritata risonanza mondiale.
Più che la semplificazione del rituale a me ha fatto impressione la partecipazione dei ragazzi di Casal del Marmo, con un ruolo attivo nella lettura delle preghiere. Erano commoventi e tanto casaroliani.
A contrariis mi sovviene la morte di un altro ex segretario di Stato, il grande Pietro Gasparri. Non so perché andai con il mio parroco a visitarne la salma, nella villetta del Colle Oppio dove si era ritirato. Vi erano solo due suore in preghiera. Nessun altro a condolersi o anche semplicemente a curiosare. Non capii sul momento cosa volesse dire il sic transit gloria mundi, che mi veniva mormorato all’orecchio.
G. A.
proposte
Più spazio alle missioni
Cara 30Giorni, ho letto che in una conversazione con un gruppo di giovani il senatore Andreotti ha detto di essere molto riconoscente alla Lega missionaria studenti perché lo spinse a interessarsi di problemi di terre lontane andando ben oltre i testi scolastici di geografia e di storia. E anche nel vostro mensile avete più di una volta messo in luce l’importanza delle riviste missionarie oltre la finalità più direttamente religiosa. Mi rallegro per questa sensibilità.
Vanna Floriani
Firenze, Italia
Grazie di questo apprezzamento. Basti pensare all’Africa; di cui le cronache ormai quotidiane mettono in evidenza frequenti punti sempre più caldi: dalla regione dei Laghi alla Nigeria; dalla Guinea-Bissau al conflitto tra Eritrea e Etiopia, dalla turbolenza del Kenya al dramma algerino. Chi segue i periodici degli istituti missionari non è sorpreso da questi annunci; e non si illude neppure che basti qualche azione politico-diplomatica per ristabilire tranquillità. Discorso che, naturalmente, vale anche per altre aree: dal Chiapas al Pakistan. È forse più breve elencare i Paesi non in crisi che gli altri.
Bisognerebbe dare nel mondo alla Giornata missionaria un respiro più ampio, mobilitando gli intellettuali e i centri di informazione.
Non è facile, ma dovremmo tentarlo.
G. A.
Accuse calunniose
Cose del 1851
[…] Il grande statista inglese Guglielmo Gladstone ebbe occasione, trovandosi a Napoli nel gennaio 1851, di assistere al processo che si celebrava contro i patrioti Luigi Settembrini e Carlo Poerio. Rientrato a Londra, scrisse una lettera aperta al conte di Aberdeen: «Non dubito asserire che fatto ogni sforzo per riuscire col mezzo di storte interpretazioni e di parziali produzioni di prove a formulare un’accusa, se questa fallisce, si ricorre allo spergiuro ed alle calunnie. Degli sciagurati, che si trovano in ogni terra ma specialmente là dove il governo è il gran corruttore del popolo, dei mariuoli presti a vendere la libertà e la vita dei loro simili per danaro, dare la loro anima per giunta, vengono deliberatamente impiegati dal governo per deporre contro l’uomo che si vuole mandare in rovina. Voi crederete che l’accusato possa dimostrare la falsità col mezzo di controprove. V’ingannerete a partito; degli argomenti in suo favore egli può averne a iosa, ma non gli si permette di valersene».
lettera firmata
Firenze, Italia
Non conoscevo questa lettera del Gladstone, segnalataci da uno studioso fiorentino. Si presta a diverse considerazioni, anche se un secolo e mezzo non è passato del tutto invano.
G. A.
Dibattito
La riforma delle Forze armate
Caro direttore, ho seguito da anni il tormentato dibattito sugli obiettori di coscienza rilevando con piacere che il tempo ha attutito i toni polemici, tanto che l’approvazione finale della dibattuta legge è passata quasi inosservata. Ho partecipato l’altro giorno a Modena a un convegno promosso dalla Caritas e tutti hanno espresso un giudizio favorevole sulle norme divenute ora definitive. Qualcuno ha rievocato alcuni suoi giudizi in proposito, quando era ministro della Difesa.
Ha voglia di chiarirmi le idee? Con fraterni saluti.
Silvio Graiotti
Verona, Italia
A complicare fin dall’inizio la discussione sul riconoscimento del diritto a prestare un servizio sostitutivo di quello di leva fu il carattere antimilitare di alcune prese di posizione che ebbero una eco molto vasta, mentre la seria fermezza di giovani come Fabrizio Fabbrini (che obiettò dopo aver prestato il suo servizio) passava quasi inosservata. Lo stesso padre Balducci – che mi dispiacque vedere incriminato penalmente – si esprimeva in modo irriguardoso verso i cappellani militari, provocando da questi reazioni altrettanto pungenti. Personalmente cercai di farmi un’idea diretta andando a vedere al Forte Boccea ragazzi appartenenti ai Testimoni di Geova che scontavano il carcere per il rifiuto religioso ad indossare la divisa. Ne apprezzai la serietà e cercai di distendere la posizione rigida dei quadri del Ministero.
A parte il tempo – che di norma stempera le asprezze – oggi è in pieno corso il dibattito sulla professionalizzazione delle Forze armate (una volta demonizzata come potenziale tentazione dittatoriale) e vi è inoltre un disegno di legge in avanzato corso sul servizio civile, come opzione indipendente da motivi religiosi o altri.
G. A.