Recensioni
Le memorie di Gedda

Luigi Gedda,18 aprile 1948. Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte popolare, Milano, Mondadori, 1998
Anche se pubblicitariamente indovinato, il titolo 18 aprile 1948 è riduttivo; mentre il sottotitolo (Memorie inedite dell’artefice della sconfitta del Fronte popolare) potrebbe apparire monopolizzante.
A parte questi rilievi, che riguardano più l’editore che l’autore, si tratta di un saggio importante per la storia dei cattolici italiani negli ultimi ottanta anni, specie nella articolazione voluta e difesa da Pio XI, che la chiamò pupilla dei suoi occhi.
Sulla vicenda elettorale del 1948, in queste pagine, costruite su appunti diligentemente via via annotati, si documenta l’intensità dell’impegno personale di Pio XII che, dopo avere approvato l’idea di una mobilitazione intercattolica straordinaria, ne seguì gli sviluppi con minuzia e passione dando al professor Gedda una investitura commissariale.
Lo avrebbe addirittura incaricato di dire alla Segreteria di Stato di non occuparsi in questa fase della politica italiana.
Alla cronaca pontificia puntuale contrastano però alcune omissioni. Monsignor Angelini è nominato solo due volte e come uno dei presenti in manifestazioni collettive. Totalmente ignorato è Turi Vasile; mentre padre Migliaccio figura del tutto marginalmente. Senza nulla togliere ai meriti di Gedda, è doveroso dare adeguato rilievo a tutto il vertice dei Comitati civici.
Gedda e Angelini – presidente e assistente centrale dell’Unione uomini – avevano già realizzato nel settembre 1947 una stupenda manifestazione di massa a Roma impressionando fortemente l’opinione pubblica. Suscita meraviglia che Gedda registri e prenda per buono un passo del diario di Nenni secondo il quale De Gasperi gli avrebbe confidato che il raduno era organizzato da Gedda contro di lui. Strano. Nella stessa occasione il presidente De Gasperi e più di mezzo governo, invitati dall’Unione, andarono di persona all’udienza di piazza San Pietro.
Importante è invece il rifiuto di paternità che Gedda fa dell’Operazione Sturzo quando, alle spalle e contro la Democrazia cristiana, fu tentato nel 1952 un pasticcio elettorale per il Campidoglio, scongiurato in extremis non appena fu possibile illuminare direttamente Pio XII. Sono lieto che Gedda abbia riportato in proposito una ricostruzione da me scritta due anni or sono.
Vi è un passo di san Paolo nel quale – senza riferimento ad identiche nomenclature terrene – si parla dei diversi ministeri cui ogni uomo deve dedicarsi secondo la propria vocazione. Gedda è stato formidabile nell’apostolato e nell’organizzazione, ma non era illuminato quando si esprimeva sui temi politici.
Nei confronti, ad esempio, dell’opera del presidente De Gasperi, al quale tra l’altro mi sembra difficile negare un certo ruolo nella sconfitta del Fronte popolare il 18 aprile 1948.
Giulio Andreotti