Rubriche
tratto dal n.06 - 2003

Lettere dalle missioni



G8


Il G8 di Evian è stato accompagnato dalla richiesta da parte dei vescovi europei ed africani di una «nuova mobilitazione per il continente africano». In una lettera aperta firmata da monsignor Joseph Homeyer, presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) e da monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, presidente del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Sceam), si è chiesto agli otto grandi della terra di dare «un sostegno pratico» al Nuovo Partenariato per lo sviluppo dell’Africa (Nepad) «aumentando l’aiuto della cooperazione allo sviluppo e riducendo il debito dei Paesi in via di sviluppo». I vescovi hanno apprezzato l’iniziativa francese di invitare al summit capi di Stato africani e responsabili di alcune organizzazioni internazionali. E hanno giudicato Evian «una tappa verso il modello necessario di un gruppo di governo globale, in modo che la globalizzazione sia una opportunità per tutti e non solo per i più ricchi».






BRASILE


Il 22 maggio si è aperto a Belém il processo d’appello contro i mandanti dell’assassinio del sindacalista sem terra João Canuto de Oliveira, ucciso nel 1985 a Rio Maria, nel sud dello Stato amazzonico del Pará. Circa cinquecento contadini sem terra si sono accampati all’esterno del Tribunale di giustizia per attendere l’esito del dibattimento. All’udienza del giorno seguente hanno presenziato il presidente, il vicepresidente e il segretario della Conferenza episcopale brasiliana “Norte 2”, accompagnati dal responsabile delle pastorali sociali della Cnbb (Conferenza nazionale episcopale brasiliana) e dal presidente della Commissione pastorale della terra. Quest’ultimo, monsignor Balduino, ha auspicato la fine dell’impunità sull’assassinio di Canuto de Oliveira. Tra le testimonianze più toccanti, quella di padre Ricardo Resende, già minacciato di morte da alcuni fazendeiros e costretto a trasferirsi a Rio de Janeiro, dove oggi è parroco.




UGANDA


«Alla Chiesa italiana chiedo preghiere perché qui nel nord Uganda, in tutti questi anni di violenze, molte sono state le promesse fatte dai politici di risolvere questa crisi, senza però ottenere risultati concreti. Solo i leader religiosi – cattolici, protestanti e musulmani – sono schierati decisamente in favore della pace. Sono sempre più convinto che la preghiera d’intercessione sia l’unica arma che abbiamo, unitamente alla solidarietà evangelica, per ridare speranza al nostro popolo. Pregate per noi!». Questo è l’appello lanciato il 28 maggio da padre Tarcisio Pazzaglia, 69 anni, comboniano, della parrocchia di Kitgum (arcidiocesi di Gulu). Restano ancora in mano dei ribelli antigovernativi del Lord resistance army (Lra) 35 seminaristi, dai 12 ai 19 anni, rapiti nella notte tra il 10 e l’11 maggio al seminario di Lachor. Le trattative sinora non hanno dato alcun esito. Nell’ultimo mese le missioni cattoliche attaccate dall’Lra sono state sette, ultima quella di Madi Opei.






FILIPPINE


Il 15 maggio i ribelli del Milf (Fronte di liberazione islamico moro) hanno recapitato una missiva all’arcivescovo Orlando Quevedo, presidente della Cbcp (Conferenza episcopale delle Filippine), in risposta al documento inviato agli inizi del mese dal Consiglio permanente della Cbcp a guerriglieri e governo, in cui si sollecitava il cessate il fuoco immediato nell’isola meridionale di Mindanao. Nel testo, il Milf condanna il terrorismo, sostenendo che intende colpire solo obiettivi militari, e risponde «sì al cessate il fuoco, perché restiamo davvero interessati ai colloqui di pace. Ma finché governo e militari non ci daranno la possibilità di vivere le nostre vite in modo normale, senza costringerci alla macchia e impedirci di stare con le nostre famiglie, non saremo in grado di dire se effettivamente può realizzarsi il nostro desiderio». «In questo momento» ha replicato monsignor Quevedo il 16 maggio «occorre interrompere i combattimenti e riprendere i colloqui di pace». Un invito a negoziare era stato rivolto il 7 maggio a governo e ribelli anche dalla Bishops-Ulama Conference, che riunisce presuli cattolici, esponenti del Consiglio nazionale delle Chiese e leader musulmani dell’isola meridionale di Mindanao.




CONGO-KINSHASA


Due sacerdoti, i padri Aimé e Francis Mateseso della parrocchia di Nyakasunza, alla periferia di Bunia (Ituri, regione del Congo), sono stati uccisi insieme ad altre venti persone presumibilmente da milizie di etnia Lendu. La notizia è dell’11 maggio. In seguito alla partenza delle truppe ugandesi di occupazione, la regione dell’Ituri è ora campo di battaglia tra le milizie etniche Hema e Lendu. In una nota diffusa da Kinshasa il 12 maggio, monsignor Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani (e presidente del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar), ha chiesto «di avviare, senza indugi, iniziative utili alla pace, al perdono e alla riconciliazione fraterna», e «alla missione dell’Onu in Congo, al Consiglio di sicurezza, alle grandi potenze e a tutte le parti di prendere misure energiche ed efficaci in vista della cessazione delle ostilità e della pace».


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