Rubriche
tratto dal n.07/08 - 2002

Lettere dalle missioni



News dalle missioni


La stretta di mano tra un rappresentante dello Spla (a destra nella foto) e uno 
del governo sudanese a Machakos, Kenya, il 20 luglio 2002. Al centro della foto, il presidente del Kenya Daniel Arap Moi, che ha mediato l’accordo

La stretta di mano tra un rappresentante dello Spla (a destra nella foto) e uno del governo sudanese a Machakos, Kenya, il 20 luglio 2002. Al centro della foto, il presidente del Kenya Daniel Arap Moi, che ha mediato l’accordo

Burundi
Saccheggiata missione
L’11 luglio è stata attaccata la vecchia missione di Butezi, in Burundi, gestita un tempo dai missionari italiani ed ora in uso ai sacerdoti locali. Responsabili dell’attacco probabilmente i ribelli delle Forze di difesa della democrazia. Fortunatamente, malgrado i saccheggi, non si registrano vittime. Il 22 luglio, ad essere presa di mira dai ribelli è stata la diocesi di Gitega, nell’est del Paese. L’attacco è stato sventato dalle truppe governative, intervenute però con notevole ritardo. L’arcivescovo di Gitega, che è anche presidente della Conferenza episcopale del Burundi, monsignor Simon Ntamwana, nel corso di un’intervista ha sollevato interrogativi sulla scarsa capacità dell’esercito di garantire la sicurezza dei cittadini di Gitega.
Sudan
Verso la riconciliazione?
Un importante accordo, che potrebbe favorire la fine del conflitto in Sudan, è stato raggiunto a Machakos (60 chilometri a sud-ovest di Nairobi) dove, il 20 luglio, il governo del Sudan ha firmato un protocollo d’intesa con lo Spla (Esercito di liberazione popolare del Sudan). Dal 1983 il Sudan è teatro di una sanguinosa guerra civile che contrappone il nord musulmano al sud, animista e cristiano, e che negli ultimi anni si è ulteriormente complicata per lo sfruttamento delle ingenti risorse petrolifere scoperte nel Paese. Il protocollo d’intesa firmato dalle due parti, che non prevede ancora il cessate il fuoco, è centrato su due questioni considerate fondamentali: il rapporto Stato-religione (attualmente al nord è in vigore la sharia) e l’autodeterminazione delle popolazioni del sud. L’accordo, sebbene precario, rappresenta un possibile primo passo per la definizione di un conflitto che ha causato finora oltre due milioni di morti. Ad agosto è previsto un nuovo incontro tra le parti.


Repubblica
Democratica del Congo
Ucciso professore dell’Università Cattolica
A Bukavu, capoluogo del sud Kivu, il 20 luglio è stato assassinato in un agguato il preside della facoltà di Agronomia della locale Università Cattolica, Alphonse Nakahazi Byamungu. Ignoto il movente del delitto e i suoi esecutori. Pochi giorni prima, in uno scontro causato dalle milizie occupanti, erano morte sei persone. Il sud Kivu è una delle regioni più martoriate dalla guerra civile che dal 1998 insanguina il Paese. Nella regione, precisamente a Kitutu, 230 chilometri a sud-ovest di Bukavu, prosegue l’opera della missione dei Saveriani, nonostante abbia subito già dieci assalti e conseguenti saccheggi. Racconta un missionario proveniente dal luogo che i tre padri della missione ogni giorno suonano le campane, e questo è avvenuto anche quando nel villaggio erano rimasti solo loro: «La gente nascosta nella foresta sentiva l’eco lontana della campana della missione e pregava ringraziando Dio, pur nella sventura, perché la speranza di ritornare e di vivere non era ancora tramontata. La gente è tornata, la vita è ripresa regolarmente, nonostante tutto». Agli inizi di luglio i vescovi del Congo hanno inviato un messaggio alla nazione, chiedendo con forza il dialogo tra le varie fazioni in guerra.

Colombia
L’unica strada è il dialogo
«Crediamo che l’unica soluzione alla crisi colombiana sia ritornare al tavolo del dialogo». Così l’arcivescovo di Tunja, monsignor Augusto Castro Quiroga, ha sintetizzato, a nome dei vescovi colombiani riuniti in assemblea plenaria agli inizi di luglio a Bogotá, la posizione della Chiesa nei confronti della guerra civile che dilania il Paese sudamericano. Il presule ha anche esortato la popolazione a non credere all’illusione di una guerra «rapida e facile» che riporti la pace in breve tempo. Il 15 luglio a Mogotes, 210 chilometri a nord-est di Bogotá, è stata uccisa un’altra religiosa, suor Martha Ines Velez Serna, 44 anni, delle Suore dei poveri di san Pietro Claver, che prestava servizio di assistenza agli anziani. Intanto la Procura generale ha aperto un’inchiesta sulla strage di Bojayá (avvenuta il 2 maggio e costata la vita a circa 120 persone, molte delle quali avevano trovato rifugio presso la chiesa locale), per far luce sull’operato dei militari, accusati di non aver difeso in maniera adeguata la popolazione inerme.

Messico
Tensione in Chiapas
Agli inizi di luglio si è svolto a San Cristóbal de Las Casas (Chiapas, Messico) l’incontro nazionale della pace, convocato dal vescovo emerito della diocesi, Samuel Ruiz García, per promuovere la riconciliazione in una regione dove sono sempre più frequenti gli scontri tra le varie comunità indigene. L’attuale vescovo di San Cristóbal, Felipe Arizmendi Esquivel, ha spiegato che anche se il rischio di un confronto armato sembra lontano, tuttavia «non si può negare che la questione delle divisioni interne tra le popolazioni autoctone desti molta preoccupazione».



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