Rubriche
tratto dal n.11 - 2003

Lettere dalle missioni



News dalle missioni


BOLIVIA
Testimonianza di un sacerdote dalla “guerra del gas”
«Uomini incappucciati da qualche giorno a La Paz hanno cominciato a entrare nelle case. Sono uomini in divisa, probabilmente militari. Lo fanno per terrorizzare la gente. Ora hanno anche iniziato a rapire persone per la strada». Questa testimonianza rilasciata a Misna il 17 ottobre è di padre Alessandro Fiorina, sacerdote diocesano che da dodici anni in Bolivia accoglie ragazzi di strada e alcolizzati. «Ieri, per la prima volta da quando sono in questo Paese, ho assistito a una scena di unità. Circa 20mila contadini, provenienti dalla città meridionale di Patacamaya, hanno attraversato i quartieri a sud di La Paz, quelli abitati dalla media e alta borghesia della capitale. Ebbene, centinaia di persone si sono affacciate dai balconi o alle finestre e hanno applaudito a lungo i “campesinos”, che hanno ricambiato. È stato incredibile vedere quelle persone vestite come può esserlo un occidentale, con abiti alla moda, tributare un simile riconoscimento a uomini vestiti di stracci e affamati, ed accettare di venire ricambiati. Poi i “ricchi” di La Paz sono scesi in strada e hanno formato una catena umana fino in centro, chiedendo anch’essi le dimissioni di “Goni” (il presidente Gonzalo Sánchez de Lozada). È stata una cosa bellissima». La Bolivia è il Paese più povero dell’America Latina. La “guerra del gas”, scaturita dalla decisione del governo di La Paz di vendere sottocosto a Stati Uniti e Messico il gas boliviano attraverso un porto cileno, ha condotto alle dimissioni il 17 ottobre del presidente Gonzalo Sánchez de Lozada, sostituito dal vicepresidente Carlos Mesa. Il presidente peruviano Toledo ha espresso il 18 ottobre per primo il suo appoggio a Mesa. Anche Brasile e Argentina hanno annunciato «disponibilità a collaborare con il nuovo governo boliviano a favore dello sviluppo».

INDIA
«Non si possono incolpare gli indù»
Si fa chiarezza sulla morte del sacerdote cattolico indiano “swami” (monaco) Sanjeevananda, ucciso il 6 ottobre scorso nello Stato indiano meridionale del Karnataka. Si era subito gridato al fondamentalismo induista. Il 15 ottobre monsignor Ignatius Paul Pinto, vescovo di Bangalore, ha affermato che il sacerdote «era l’unico cristiano nel raggio di molte miglia, in quella zona non c’è una sola famiglia che pratichi la nostra religione. Inoltre gli indù non sapevano nemmeno che era un sacerdote cattolico. Come avrebbero potuto aggredirlo per motivi religiosi?».

BRASILE
Lula e il pellegrinaggio nel Pará
Si è svolta il 12 ottobre a Belém, capitale dello Stato brasiliano del Pará, la cerimonia del “Cero di Nostra Signora di Nazareth”, la più importante festività religiosa dell’Amazzonia, considerata il “Natale del Pará”. Vi hanno partecipato due milioni e mezzo di fedeli giunti da ogni parte dello Stato la cui patrona è la Madonna. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha inviato un messaggio alle autorità governative ed ecclesiastiche locali affermando che l’omaggio alla patrona del Pará costituisce un forte esempio di fede e dedizione: «Il Brasile si fa forte ogni volta di questa fede per rafforzare il suo cammino».

COSTA D’AVORIO
Minacce contro il cardinale Agré
Non sembra aver creato particolare allarme in Costa d’Avorio la notizia diffusa il 31 ottobre dal ministro degli Interni alla televisione nazionale di un complotto per uccidere il cardinale Bernard Agré e rovesciare il governo. Non è la prima volta che circolano simili notizie nel Paese, che attraversa una delicata fase di normalizzazione dopo il tentato golpe dello scorso anno, seguito da un lungo conflitto armato. «È una manovra per far credere che la situazione sia drammatica, mentre tutto è tranquillo» ha affermato una fonte di Misna, additando «chi vorrebbe destabilizzare il Paese in una fase delicata ma non critica».

SIERRA LEONE
Missionario saveriano premiato dalle popolazioni locali
Il missionario saveriano Gerardo Caglioni ha ricevuto all’inizio di ottobre la cittadinanza onoraria di Mabonto (l’antico regno di Kafe Simiria e di Mabonto) in Sierra Leone. Il capo tradizionale locale, Alimamy Bangura II, ha nominato padre Gerardo anch’egli capo tradizionale, col titolo di Alimamy Bangura III (alimamy deriva dall’arabo imam). Il riconoscimento è assai raro e concesso, da quelle popolazioni, solo per meriti speciali, ed è il ringraziamento al missionario italiano per la costruzione della scuola destinata ai ragazzi della comunità, la prima scuola secondaria mai realizzata in quella parte del Paese. «Tra tante tribolazioni e difficoltà ci sono momenti di gratificazione e di riconoscenza» ha scritto padre Gerardo. «Abbiamo aperto la scuola proprio il giorno del mio ventinovesimo anniversario di ordinazione, il 29 settembre, festa di san Michele Arcangelo». Padre Gerardo ha chiesto ai locali di completare il titolo conferitogli col suo nome cristiano, e gli è stato concesso. Quando si dice amicizia con i poveri e i musulmani.


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