Rubriche
tratto dal n.06 - 2001


LO SCUDETTO DELLA ROMA

Pubblichiamo l’intervista che il nostro direttore ha rilasciato a la Repubblica il 18 giugno 2001


Per Giulio Andreotti, romanista dall’età di otto anni («e solo perché fino a quel momento la Roma non c’era ancora», tiene a dire) questo è il terzo scudetto. Visto in casa, davanti alla tv, insieme alla figlia romanista come lui. L’altro figlio, laziale, per un pomeriggio è dovuto emigrare al pub. «Adesso spero solo che per il quarto scudetto non ci siano da aspettare tanti anni, perché non ho tantissimo tempo...», sospira l’ex presidente del Consiglio.

Cos’è, una maledizione: se non passa qualche decennio niente scudetto?
GIULIO ANDREOTTI: Così ce li gustiamo di più.
Uno scudetto meritato?
ANDREOTTI: Direi proprio di sì, anche se nelle ultime settimane c’è stato un calo di tono notevole.
Domenica scorsa, nella lite con Capello chi aveva ragione?
ANDREOTTI: Non è stata una riunione dell’Accademia dei Lincei, è vero, ma avevano tutti i nervi molto tesi. Cose che capitano. L’importante era vincere. E abbiamo vinto.
Lo scudetto più bello?
ANDREOTTI: Il primo, quello del 1942, ma perché era il primo, appunto.
Di quello dell’83 si disse che era lo scudetto di Andreotti, all’epoca amico del presidente Viola e capo del governo.
ANDREOTTI: Malignità di chi sosteneva che la Roma aveva vinto solo perché c’era l’Anno Santo straordinario. Ma se è per questo anche di quello del ’42 si disse che era arrivato grazie al fascismo.
Niente di vero, naturalmente?
ANDREOTTI: Il fascismo se voleva aiutare la Roma perché avrebbe dovuto aspettare il ’42, quando il regime stava lì lì per cadere? E di anni santi ce ne sono stati tanti... È vero che a stretto rigore pure questo campionato è cominciato nell’Anno Santo. Coincidenze.
Per la Roma di Dino Viola, però, lei è stato qualcosa più di un semplice tifoso, giusto?
ANDREOTTI: Ebbi solo un ruolo nel reingaggio di Falcao. Quando chiamai la madre del giocatore e potei dirle, senza mentire, che anche il Papa aspettava suo figlio. In realtà, ricevendo la Roma insieme al cardinale Angelini, il Papa aveva domandato: “Ma Falcao rimane?”. Quindi non era del tutto una bugia, e la signora era stata contenta. Ma quella è stata l’unica volta che mi sono impicciato.
Romanista da sempre, giusto?
ANDREOTTI: Ricordo da bambino che i giocatori venivano a mangiare a piazza Firenze, sotto casa mia. Sono diventato romanista anche per ragioni di rione. Andavo a Testaccio a vederli giocare. C’era un tifo, un tifo...
Un tifo?
ANDREOTTI: Genuino. Ecco, sì, genuino.
E lei ha mai giocato?
ANDREOTTI: Da ragazzo, certo. Ma ero piuttosto una schiappa.
Questa Roma, la Roma del 2001, le piace?
ANDREOTTI: Sì, mi piace molto. Ognuno ha dato un apporto importante. Compreso il piccolo giapponese.
Il suo giocatore preferito?
ANDREOTTI: Ha vinto la squadra. Delle volte anche il giocatore più silenzioso può essere l’autore del successo.
E Capello?
ANDREOTTI: Ah, lui sì, è bravo davvero. Quando la Roma lo vendette alla Juventus, perfino io partecipai a una manifestazione di protesta.
Giulio Andreotti è sceso in piazza a protestare?
ANDREOTTI: Sì, ma fu una cosa molto garbata, eh?

Barbara Jerkov





Instrumentum laboris per il Sinodo di ottobre: evitare il trasferimento dei vescovi ad altre Chiese più prestigiose


"Altri [vescovi] raccomandano la stabilità del vescovo nella diocesi per la quale è stato eletto, perché si confermi in lui una mentalità di donazione alla Chiesa che gli è stata affidata con un vincolo di fedeltà e amore sponsale. Si vorrebbe così evitare, in quanto possibile, certi problemi come la mentalità di un impegno passeggero in favore della diocesi, il desiderio di cambiamento o di trasferimento ad altre Chiese particolari più prestigiose o meno problematiche, la discontinuità dei programmi e delle iniziative pastorali". Così si legge al punto 126 dell’Instrumentum laboris della decima assemblea generale ordinaria del Sinodo che si celebrerà il prossimo ottobre sul tema Il vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza nel mondo. Il documento è stato presentato il 1� giugno dal cardinale Jan P. Schotte, segretario generale del Sinodo dei vescovi.





Le opinioni di tre cardinali in vista del G8


«Si profila un nuovo ’68, non ideologico. E la Chiesa non vuole fare l’errore di rimanere indifferente o estranea come allora»: così il vaticanista Orazio Petrosillo sul Messaggero (22 giugno) a riguardo del moltiplicarsi di interventi ecclesiastici in vista del G8 di luglio a Genova. In effetti nel giro di pochi giorni tre porporati sono intervenuti sull’argomento con parole di comprensione nei confronti del cosiddetto “popolo di Seattle”. Il 20 giugno, ai microfoni del Tg1, il cardinale di Genova Dionigi Tettamanzi ha esclamato: «A te che vieni come membro di questo enorme popolo di Seattle dico: “Guarda, le tue istanze sono istanze legittime che io condivido”». Il 21 giugno, poi, il cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo emerito di Firenze, ha scritto un editoriale per il Corriere della Sera dal titolo inequivocabile: Diremo no come Gandhi. Il 22 giugno il cardinale di Napoli Michele Giordano ha affermato che gli antiglobalizzatori «hanno cose giuste da dire».





Papa/1
I cinquant’anni di sacerdozio di Ratzinger. Affettuosa lettera di Wojtyla

Il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha festeggiato il 29 giugno i cinquant’anni di sacerdozio. Per l’anniversario Giovanni Paolo II gli ha inviato una affettuosa lettera in latino (da notare che, contrariamente a quanto avviene in occasione di altri messaggi di questo genere, la sala stampa vaticana ne ha fornito anche una traduzione in lingua italiana). "La coincidenza" scrive il Papa "del suo giorno giubilare con la solennità liturgica dei santi apostoli Pietro e Paolo evoca nel mio spirito la visione di ampi orizzonti spirituali ed ecclesiali […] orizzonti che lei, venerato fratello, ha attentamente esplorato nelle sue indagini teologiche". Dopo aver rammentato "i brillanti studi filosofici e soprattutto teologici" e "la precoce chiamata a ruoli di docenza nelle più importanti università tedesche" Giovanni Paolo II ricorda che fu Paolo VI ad affidare a Ratzinger la responsabilità della grande diocesi di Monaco e Frisinga e a crearlo cardinale. "Ella si ritrovò" prosegue quindi il Papa "direttamente vincolato alla collaborazione con la Sede Apostolica. Questa collaborazione, quasi vent’anni or sono, io le chiesi di esercitare a tempo pieno quale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. Da allora ella non ha smesso di prodigare le sue energie intellettuali e morali per promuovere e tutelare la dottrina sulla fede e sui costumi in tutto l’orbe cattolico [...]. In questo ufficio, signor cardinale, gli apostoli Pietro e Paolo hanno ancora, e nella forma più alta, ispirato la sua vita sacerdotale e il suo servizio ecclesiale. La presente lieta ricorrenza mi è propizia per rinnovarle l’espressione della mia viva gratitudine per l’impressionante mole di lavoro che ella ha svolto e diretto nel dicastero affidatole […] In questa circostanza per lei così significativa, desidero confidarle che la comunione spirituale da lei sempre manifestata nei confronti del successore di Pietro mi è stata di grande conforto nella quotidiana fatica del mio servizio a Cristo e alla Chiesa".

Papa/2
Beatificato fra Bernardo. Ispirò a Manzoni fra Cristoforo

Il 10 giugno Giovanni Paolo II ha proclamato cinque nuovi beati: Luigi Scrosoppi (1804-1884), oratoriano, fondatore della Congregazione delle Suore della Provvidenza di san Gaetano Thiene; Agostino Roscielli (1818-1902), sacerdote fondatore della Congregazione delle Suore dell’Immacolata di Genova; Bernardo da Corleone (1605-1667), cappuccino; Teresa Eustochio Verzeri (1801-1852), fondatrice dell’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù; Rafqa Pietra Choboq Ar-Rayès (1832-1914), monaca dell’ordine libanese maronita. La figura di fra Bernardo da Corleone, considerato alla sua epoca la "prima spada" di Sicilia, avrebbe ispirato ad Alessandro Manzoni la figura di fra Cristoforo. Fra Bernardo infatti divenne cappuccino nel 1631 a 26 anni: era rimasto turbato per aver amputato un braccio, in duello, allo sfidante.


Cardinale Martini/1
Riaperta la chiesa incendiata da satanisti a Lecco

Il 24 giugno il cardinale Carlo Maria Martini ha celebrato messa nella chiesina della Beata Vergine Assunta a Versasio di Lecco, sulle pendici del Resegone, in occasione della sua riapertura dopo che il 6 aprile 1999 era stata incendiata e profanata con scritte sataniche. Giovanni Paolo II, attraverso il segretario di Stato cardinale Angelo Sodano, ha fatto pervenire un messaggio in cui esprime "vivo compiacimento per il restauro della chiesina cara alla comunità di Lecco dopo il riprovevole atto sacrilego".


Cardinale Martini/2
La santità è più facile

"È più facile essere santi che essere mediocri". Con queste parole si può sintetizzare il messaggio che il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ha inviato all’incontro di studio promosso dalla rivista Il Regno_presso l’Eremo di Camaldoli dal 29 giugno al 1 luglio. Ai convegnisti – politici e intellettuali in buona parte vicini all’area dell’Ulivo - il cardinale ha proposto l’esortazione tratta dal Vangelo di Matteo: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste". Riconosciuto che si tratta di "una della parole più esigenti della Scrittura", Martini ha aggiunto che "è più facile essere santi che essere mediocri, anche in politica". Riferendosi all’azione di politici cattolici in tempi di secolarizzazione e di relativismo culturale, il cardinale ha convenuto che "tutto va guadagnato e riguadagnato a poco a poco, facendo appello a un ragionevole consenso".

Kasper
Nessun incontro Papa-ebrei per le frasi antisemite di Assad

Agli ebrei statunitensi non sono piaciuti i "silenzi" di Giovanni Paolo II riguardo ad alcune affermazioni antisemite pronunciate dal presidente siriano Bashar al Assad nel corso del viaggio pontificio in Siria del maggio scorso. Tanto che Seymour Reich, presidente del Comitato internazionale ebraico per le consultazioni interreligiose (Ijcic) ha richiesto un incontro personale col Papa per discutere del problema. Secca la risposta del cardinale tedesco Walter Kasper, presidente della Pontificia Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo (che afferisce al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, presieduto dallo stesso Kasper). Il porporato tedesco ha spiegato che un incontro personale col Papa "temo che non sarebbe conàretamente realizzabile e non credo che sarebbe neanche molto utile. I molti impegni del Papa, così come le sue condizioni di salute, non permetterebbero che potesse aver luogo una discussione in profondità sull’argomento".
Il carteggio, riservato, è stato reso noto dal New York Jewish Weekly (8 giugno) ed è stato ripreso dall’agenzia Catholic News Service (13 giugno) negli Usa e dalla Stampa (18 giugno) in Italia.


Sacro Collegio
La scomparsa dei cardinali Eyt, Winning e Oddi

A giugno sono venuti meno tre cardinali: l’11 il francese Pierre Eyt, 67 anni, arcivescovo di Bordeaux dall’89; il 17 lo scozzese Thomas Joseph Winning, 76 anni, arcivescovo di Glasgow dal ’74; il 29 l’italiano Silvio Oddi, 91 anni, già nunzio apostolico e prefetto emerito della Congregazione per il clero.
Quindi a fine giugno i membri del Sacro Collegio sono 180, di cui 132 elettori.


Scoperte/1
Rumi: da Gioberti a Cattaneo

Rumi: il federalismo è nel vento della storia: con questo titolo in prima pagina la Padania (20 giugno) ha pubblicato una intervista a Giorgio Rumi, docente alla Statale di Milano, editorialista di Avvenire e Osservatore Romano. Rumi, autore di una recente biografia di Vincenzo Gioberti, afferma che la lezione federalista di Carlo Cattaneo "può finalmente essere applicata anche da noi", anche se nell’Ottocento non ebbe successo ("non è che uno perde o vince per sempre"). Il federalismo, per Rumi, è necessario "anche per contrastare certi effetti negativi della globalizzazione, che frulla le identità e che rischia di portare all’omologazione e all’appiattimento". "I pessimisti" conclude lo storico "o i preoccupati si calmino e si rendano conto che il federalismo è nel solco della storia".


Scoperte/2
Padoa Schioppa: il perché di papi italiani

"Non si può parlare di un legame particolare tra la Chiesa e l’Italia in quanto tale; non c’è stata una "Chiesa d’Italia" così come c’è stata una Chiesa di Francia o una Chiesa di Spagna. Il fatto che per molti secoli i papi siano stati italiani, forse fu anche effetto della scarsa rilevanza politica di tale provenienza, e del carattere distintamente "cattolico" (cioè universale) della tradizione culturale italiana".
Considerazioni contenute nel libro Europa, forza gentile scritto da Tommaso Padoa Schioppa – membro del consiglio direttivo della Banca centrale europea – per i tipi de Il Mulino.


Documenti
Istruzione sull’invio e la permanenza all’estero dei sacerdoti del clero diocesano dei territori di missione

Il 12 giugno è stata pubblicata l’Istruzione sull’invio e la permanenza all’estero dei sacerdoti del clero diocesano dei territori di missione della Congregazione di Propaganda Fide. Il documento, approvato il 24 aprile dal Papa, è datato 25 aprile ed è firmato dall’ormai ex prefetto del dicastero, cardinale Jozef Tomko (il cardinale Crescenzio Sepe è stato nominato nuovo prefetto il 9 aprile, ma ha preso possesso dell’incarico i primi di maggio). In pratica l’Istruzione dà indicazioni precise per evitare che sacerdoti di Paesi di missione inviati a studiare in Europa o Nord America, vi rimangano oltre il tempo dovuto, con o senza il consenso del proprio vescovo, spesso a motivo delle migliori condizioni di vita offerta da questi Paesi e anche della necessità di giovane clero in alcune Chiese di antica fondazione.


Viet Nam
Visita di monsignor Migliore, via libera a tre nuovi vescovi

Il 18 giugno il portavoce Joaquín Navarro-Valls ha dato notizia che una delegazione della Santa Sede, composta da monsignor Celestino Migliore, "viceministro degli Esteri" vaticano, e da monsignor Barnabá Nguyên Van Phuong, capo ufficio di Propaganda Fide, ha compiuto una visita di sei giorni in Viet Nam ed è rientrata a Roma il 17. Si tratta della visita che quasi ogni anno – dal 1989 – gli esponenti vaticani compiono nel Paese asiatico per la normalizzazione dei rapporti tra Chiesa e regime comunista locale. Gli ecclesiastici, oltre ad aver incontrato i membri del Consiglio permanente dell’episcopato locale ed aver visitato alcune diocesi, hanno avuto colloqui con il viceministro degli Esteri e con il presidente dell’Ufficio per gli affari religiosi. Questo avveniva anche negli anni passati e in più questa volta c’è stato un prezioso colloquio con un membro del ristretto Comitato entrale del Pc (dove risiede il potere reale in Viet Nam), il presidente della Commissione affari esteri Nguyên Van Son. La visita della delegazione vaticana ha avuto per la prima volta l’onore delle prime pagine di alcuni organi di stampa. Della missione vaticana ha dato notizia anche l’agenzia Fides di Propaganda Fide, e lo ha fatto con toni più pessimisti. Riguardo alle nomine episcopali, ad esempio, Fides ha affermato che con le autorità civili è stato raggiunto un accordo su tre nuovi vescovi (ordinario a Bui Chu, ausiliare nell’ex Saigon, coadiutore a Phan Thiet), mentre su altri tre (coadiutore per Hanoi, ordinari a Hung Hoa e Hai Phong), ci sarebbe stato il niet del regime. Il comunicato di Navarro-Valls a riguardo delle ultime tre nomine non parla di niet ma afferma che "si attende una risposta da parte vietnamita nel prossimo futuro" (e in effetti su Hanoi sembra essersi aperto uno spiraglio).
Nei colloqui si è toccato anche il tema dell’allacciamento di rapporti diplomatici formali tra Viet Nam e Santa Sede ma non sono state formulate scadenze in proposito.


La Civiltà Cattolica
Regolamentare il fenomeno delle coppie gay

"Un politico cattolico non può certo approvarle [le unioni omosessuali, ndr], ma resta il problema di dare loro una qualche forma di regolamentazione, trattandosi di un fenomeno sociale che è bene non lasciare allo "stato selvaggio"". Queste poche righe, estrapolate dall’editoriale I cattolici nell’attuale congiuntura politica italiana pubblicato dalla Civiltà Cattolica datata 16 giugno 2001, hanno fatto titolare sulla stampa italiana I gesuiti aprono alle coppie gay. Padre Michele Simone, vicedirettore della Civiltà Cattolica, alla Radio Vaticana del 16 giugno ha detto: "Noi abbiamo fatto un editoriale sull’impegno del cattolico in politica e diciamo che un politico cattolico non può certo approvare le unioni omosessuali. Non è che noi siamo favorevoli, o vogliamo una promozione di questo tipo di unione; ne prendiamo atto, proponendo – e così deve fare il legislatore: questo è il suo compito – di dare una qualche forma di ordine a questo fenomeno che esiste. Questa è la dottrina tradizionale della Chiesa: di fronte a fenomeni negativi che esistono nella società, non si tratta di approvarli ma di regolamentarli affinché non debordino".


Diplomazia/1
Nuovi nunzi in Canada, Cile, Libano e Kuwait

Il 22 giugno l’arcivescovo Luigi Ventura, 57 anni, lombardo, è stato nominato nunzio apostolico in Canada. Nel servizio diplomatico vaticano dal ’78, ha prestato servizio in Brasile, Bolivia, Gran Bretagna e nella Segreteria di Stato. Nel ’95 è stato nominato nunzio in Costa d’Avorio, Burkina Faso e Niger. Dal ’99 era nunzio in Cile.
Il 28 giugno al posto di Ventura è stato nominato nunzio a Santiago l’arcivescovo Aldo Cavalli, 55 anni, lecchese, che dal ’79 ha prestato servizio in Burundi e nella Segreteria di Stato e che dal ’96 era rappresentante pontificio in Angola e São Tomé e Príncipe. Sempre il 28 giugno l’arcivescovo Luigi Gatti, 55 anni, piemontese, è stato nominato nunzio in Libano; ha prestato servizio in Paraguay e nella Segreteria di Stato e dal ’98 era nunzio a Malta e in Libia. Nella stessa data è stato poi nominato nunzio in Kuwait, Bahrein e Yemen, e al contempo promosso arcivescovo, Giuseppe De Andrea, 71 anni, piemontese, con un lungo periodo di lavoro pastorale negli Stati Uniti. Dopo essere stato sottosegretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti, dal dicembre ’99 De Andrea era incaricato d’affari in Kuwait, nello Yemen e nella penisola arabica.


Diplomazia/2
Romeo nunzio anche a San Marino

Nel numero scorso abbiamo dato notizia della nomina dell’arcivescovo Paolo Romeo a nunzio apostolico in Italia. In effetti Romeo è stato nominato anche nunzio a San Marino, la piccola Repubblica il cui ambasciatore in Vaticano, il professore Giovanni Galassi, è il decano del corpo diplomatico presso la Santa Sede.

Diplomazia/3
Nuovo ambasciatore cileno presso la Santa Sede

Il 18 giugno ha presentato le lettere credenziali il nuovo ambasciatore del Cile presso la Santa Sede. Si tratta di Máximo Pacheco Gómez, 77 anni a ottobre, avvocato, professore all’Università Cattolica del Cile, ambasciatore a Mosca dal ’65 al ’68. Senatore dal ’90 al ’94, dal ’99 era vicepresidente della Corte internazionale dei diritti umani presso l’Organizzazione degli Stati americani. Nel corso del discorso al nuovo ambasciatore il Papa si è compiaciuto del fatto che il Cile abbia recentemente abolito la pena di morte.


Appuntamenti
Nel 2002 il Congresso catechistico internazionale

Nell’ottobre del prossimo anno sarà celebrato un Congresso catechistico internazionale. Lo ha annunciato l’arcivescovo Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la dottrina della fede, nel corso della presentazione del volume Catechisti della nuova evangelizzazione (ed. Marietti, pp. 134, 28mila lire), curato da monsignor Mauro Piacenza, sottosegretario della Congregazione per il clero, avvenuta a Roma la sera del 20 giugno. Il Congresso, promosso dall’ex Sant’Uffizio e dalla Congregazione per il clero, si terrà "a dieci anni dalla promulgazione dell’edizione originale del Catechismo della Chiesa cattolica, nel XXV anniversario del Sinodo sulla catechesi (1977), nel quinto anniversario del direttorio catechistico generale".
Il volume è stato presentato anche dal prefetto del clero, il cardinale Darío Castrillón Hoyos, il quale ha ricordato l’urgenza di rilanciare la catechesi, "una catechesi cordialmente conforme al deposito della fede, inserita nella Tradizione vivente, ricca della esperienza dei santi, capace di servirsi di ogni strumento onesto per cavalcare sempre tutte le ondate dei tempi...".


Riabilitazioni/1
Inizia il processo di beatificazione di Gioacchino da Fiore

Il 27 giugno si è insediata a Cosenza la Commissione storica incaricata di vagliare i documenti per la causa di beatificazione dell’abate Gioacchino da Fiore. L’iniziativa è dell’arcivescovo locale Giuseppe Agostino. Postulatore è stato nominato il francescano padre Paolo Lombardo.


Riabilitazioni/2
Nota dell’ex Sant’Uffizio su Rosmini
Il 30 giugno è stata pubblicata una Nota della Congregazione per la dottrina della fede con cui, in pratica, viene annullato il decreto Post obitum con cui nel 1887 il Sant’Uffizio aveva condannato quaranta proposizioni estratte dalle opere postume di Antonio Rosmini. Viene così a cadere un serio ostacolo alla beatificazione del religioso roveretano. La Nota, approvata dal Papa, è firmata dal cardinale prefetto Joseph Ratzinger e dal segretario arcivescovo Tarcisio Bertone.


Libri/1
Semerano: "La verità è ciò che è in vista"

"Che dire poi del percorso tracciato da Heidegger a proposito della parola "verità" che nel pensiero aurorale significherebbe "non-nascondimento" (aletheia) e in quello occidentale "custodia" (veritas), donde "bevahren" (custodire), "verwahren" (preservare), "gewahren" (salvaguardare)? Questo percorso di pensiero, secondo cui la verità non sarebbe più "ciò che si manifesta", ma "ciò che si custodisce", viene smontato da Giovanni Semerano secondo il quale il latino "veritas" e il tedesco "Wahrheit" derivano dall’accadico "barum" che significa "vedere" e quindi lo stesso di "latum" che significa "coprire", "nascondere", donde "aletheia" come "non-nascondimento"". Suggestiva tesi riportata da Umberto Galimberti in una recensione (la Repubblica, 14 giugno) del volume del filologo novantenne Giovanni Semerano L’infinito: un equivoco millenario. Le antiche civiltà del Vicino Oriente e le origini del pensiero greco (Bruno Mondadori, pp. 298, lire 35mila). Per Semerano l’origine delle lingue del vecchio continente più che nell’indoeuropeo va ricercata nell’accadico, parlato nel terzo millennio a.C. in Anatolia, Siria e Mesopotamia.


Libri/2
No a un cristocentrismo dissennato

"Si coglie con piacere la decisiva importanza attribuita allo Spirito nella genesi, nella vita e nella missione della Chiesa. Da troppo tempo, infatti, dura l’equivoco del "cristomonismo", con la sua pretesa d’ispirare una cristologia che concepisce il cristocentrismo in modo dissennato, dal momento che interpreta il primato di Cristo non in modo inclusivo, ma escludente: Cristo non è pensato come il "centro" aggregatore dei misteri, ma, in modo aberrante, come un "centro" respingente nei confronti degli altri misteri cristiani". Dalla recensione di monsignor Michele Giulio Masciarelli, abruzzese, docente di Teologia dogmatica presso la Pontificia facoltà teologica Marianum di Roma (L’Osservatore Romano del 14 giugno) al volume del cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle cause dei santi, La Chiesa all’alba del terzo millennio. Riflessioni teologico-pastorali.


Libri/3
Volume per i 70 anni del cardinale Ruini

In Cristo nuova creatura. Scritti in onore del cardinale Camillo Ruini gran cancelliere della Pontificia Università Lateranense (ed. Pul-Mursia, pp. 448, lire 62mila) è il volume recentemente pubblicato, a cura di Nicola Reali e Gabriel Richi Alberti, per festeggiare i settanta anni del porporato emiliano. Ospita, tra gli altri, contributi del rettore della Pontificia Università Lateranense Angelo Scola, vescovo emerito di Grosseto, e dei cardinali Giacomo Biffi, Francis E. George, Walter Kasper, Jean-Marie Lustiger, Joseph Ratzinger, Christoph Schönborn, Dionigi Tettamanzi.





Quaestiones disputatae/1

Kasper risponde a Ratzinger circa la tesi della priorità della Chiesa universale sulla Chiesa particolare


Lo scorso anno aveva fatto scalpore la critica aperta del cardinale Joseph Ratzinger ad alcune affermazioni sul rapporto Chiesa universale-Chiesa locale fatte dall’allora vescovo e ora cardinale Walter Kasper (cfr. 30Giorni, marzo 2000, pp. 28-29). La risposta di Kasper, pubblicata in Germania sul mensile dei Gesuiti tedeschi Stimmen der Zeit (dicembre 2000) e tradotta in inglese dal mensile dei Gesuiti Usa America (23-30 aprile) e dal settimanale cattolico inglese The Tablet (23 giugno) è stata da poco pubblicata anche in italiano dall’agenzia Adista (11 giugno 2001). Nel dibattito Ratzinger-Kasper è intervenuto, quasi a fare da paciere seppure con una non troppo nascosta preferenza per Ratzinger, anche il neocardinale statunitense Avery Dulles, teologo gesuita, con uno scritto apparso sul mensile Inside the Vatican (giugno 2001) e anch’esso tradotto dall’Adista (18 giugno).
Ma torniamo alla risposta di Kasper. Per lui il documento della Congregazione per la dottrina della fede Su alcuni aspetti della Chiesa come “comunione” del ’92 «critica – e giustamente – un’ecclesiologia che prende le mosse esclusivamente dalla Chiesa locale e che porta ad intendere la Chiesa universale come il risultato di un’associazione delle Chiese locali. Chiesa locale e Chiesa universale si compenetrano reciprocamente. Pertanto la Congregazione completa l’affermazione conciliare, secondo cui la Chiesa universale sussiste “in e in virtù delle” Chiese locali, con la tesi che le Chiese locali sussistono “in e in virtù della” Chiesa universale. E infine, contro il primato della Chiesa locale, sostenuto da alcuni, afferma il primato storico e ontologico della Chiesa universale. Quest’ultima tesi crea problemi...».
Per Kasper «il cardinale Ratzinger difende e spiega la tesi del primato storico e ontologico della Chiesa universale sulla Chiesa locale sia con un argomento storico che con un argomento sistematico. L’affermazione del primato storico della Chiesa universale si fonda, a suo parere, sulla rappresentazione dell’evento pentecostale negli Atti degli apostoli». «Più importante» aggiunge Kasper «è a tal fine la questione del primato ontologico. Cosa si intende con ciò? Sorprendentemente il cardinale Ratzinger giustifica il primato ontologico con la tesi della preesistenza della Chiesa. [...] Se si libera la tesi della preesistenza dalla sua formulazione contingente, allora si deve dire che la Chiesa non è il risultato di casuali circostanze, evoluzioni e decisioni storiche; essa si fonda, invece, nell’eterna volontà di salvezza e nell’eterno mistero di salvezza di Dio. Proprio questa idea esprimono le lettere paoline, quando parlano dell’eterno mistero di salvezza di Dio, che era nascosto nei tempi antichi, ma che ora si è rivelato nella Chiesa e attraverso la Chiesa (Ef 1, 3-14; 3, 3-12; Col 1, 26s). Una preesistenza della Chiesa così intesa non si può contestare; essa è irrinunciabile per la comprensione della Chiesa dal punto di vista teologico. Ma ci si domanda cosa comporti essa concretamente per la nostra questione relativa al primato ontologico della Chiesa universale. [...] Perché l’unica Chiesa non può preesistere in quanto Chiesa “in e in virtù delle” Chiese locali? La tesi della preesistenza della Chiesa non dimostra perciò nulla a favore della tesi del primato della Chiesa universale. La tesi della preesistenza della Chiesa può giustificare altrettanto bene la tesi, sostenuta da me e da molti altri, della simultaneità delle Chiese particolari e della Chiesa universale».
Interessanti alcune considerazioni finali di Kasper: «Considerata più da vicino, la controversia sulla questione del primato della Chiesa universale si rivela essere non tanto una questione di dottrina ecclesiastica, quanto di orientamento teologico e quindi delle diverse filosofie prese rispettivamente in considerazione: esse o prendono le mosse più platonicamente dal primato delle idee e dell’universale, oppure vedono più aristotelicamente l’universale realizzato nel concreto. Il secondo orientamento di pensiero non ha niente a che fare con una riduzione al dato empirico. La disputa medievale tra teologi con un pensiero più platonico e teologi con un pensiero più aristotelico-tomistico è una disputa scolastica all’interno della comune fede della Chiesa. Bonaventura e Tommaso d’Aquino, che in tale questione, come in quella dell’autorità universale del Papa, percorsero vie diverse, sono entrambi riconosciuti maestri della Chiesa; entrambi vengono onorati come santi. Perché oggi non dovrebbe essere più possibile una molteplicità di visioni che era possibile nel Medioevo?».
Una curiosità. Nel suo intervento Kasper, parlando di questioni ecumeniche, ricorda che «la Chiesa del primo millennio, con il suo patrimonio comune a tutte le Chiese, possiede un significato determinante. È stato Joseph Ratzinger a formulare nella sua conferenza a Graz nel 1976 la tesi che “non può essere impossibile oggi per i cristiani ciò che è stato possibile per un millennio... Altrimenti espresso: Roma deve esigere dall’Est per ciò che riguarda la dottrina del primato non più di ciò che anche nel primo millennio venne stabilito e vissuto”. Questa “formula di Ratzinger” ha avuto ampia risonanza e recezione ed è diventata fondamentale per il dialogo ecumenico».




Quaestiones disputatae/2

Critica tradizionalista alla Dominus Iesus


La dichiarazione Dominus Iesus pubblicata dalla Congregazione per la dottrina della fede lo scorso settembre ha suscitato reazioni negative in ambienti ecclesiastici progressisti, più avanzati nel dialogo ecumenico e interreligioso. Ma un contributo critico al documento è arrivato anche dalla parte opposta, a firma del teologo tradizionalista tedesco Johannes Dörmann. L’articolo in questione è apparso in Germania sul mensile Theologisches. Katholische Monatsschrift (30, nov./dic. 2000, coll. 445-460) ed è stato tradotto in Italia dal quindicinale lefebvriano (ma Dörmann non lo è) Sì sì no no del 15 marzo scorso.
Dörmann riconosce innanzitutto come dottrina tradizionale, riaffermata dalla Dominus Iesus (=DI), la possibilità che ogni uomo possa per la grazia di Cristo essere salvato. «Citando il Nuovo Testamento (Mc 16,16; Gv 3,5) la Dichiarazione sottolinea la dottrina tradizionale della necessità della Chiesa, della fede e del battesimo per la salvezza. Ma subito dopo aggiunge (DI 20): “Questa dottrina non va contrapposta alla volontà salvifica universale di Dio (cfr. 1Tim 2,4)” e formula il problema del loro rapporto mediante le parole di Giovanni Paolo II nell’enciclica Redemptoris missio 9 (DI 20): occorre “tener congiunte queste due verità, cioè la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a tale salvezza”. Questo è stato anche il punto di vista della Tradizione: essa ha insegnato in modo netto la necessità universale della Chiesa per la salvezza (extra Ecclesiam nulla salus), ma al tempo stesso ha ammesso che anche coloro che attualmente (actu) non appartengono alla Chiesa possono conseguire la salvezza, qualora si trovino in una ignoranza invincibile della vera religione. In questo caso, l’appartenenza attuale alla Chiesa può essere sostituita dal desiderio (votum) di appartenervi. Perciò la possibilità di salvezza all’esterno della Chiesa visibile è riposta nella coscienza dei singoli e riguarda il rapporto più intimo tra Dio e l’anima, rapporto sottratto per definizione ad ogni ulteriore approfondimento teologico. Su questo punto la Dichiarazione si esprime con una citazione di Giovanni Paolo II (cfr. DI 20, 3): per coloro i quali non sono formalmente e visibilmente membri della Chiesa, “la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la Chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore ed ambientale. Questa grazia proviene da Cristo, è frutto del suo sacrificio ed è comunicata dallo Spirito Santo” (Redemptoris missio 10). Anch’essa è “gratia Christi”, per esprimerci con la Tradizione. Questo testo può essere interpretato in senso tradizionale. Perciò la Dichiarazione (DI 21) fa notare che il Vaticano II, circa il modo nel quale la grazia salvifica raggiunge anche i singoli non cristiani, si limita a stabilire che ciò accade “attraverso vie che Dio (solo) conosce” (Ad gentes 7). Su questo punto non ci dovrebbero essere dubbi. E tuttavia il documento stimola i teologi a proseguire oltre, a penetrare con ulteriori ricerche nei fatti più intimi della salvezza, tra Dio e l’anima individuale».
Dörmann opera una critica di carattere dogmatico al documento dell’ex Sant’Uffizio su due punti essenziali. Primo, la Dominus Iesus non terrebbe adeguatamente presente la realtà storica del peccato originale («È inconcepibile che la Dichiarazione, nell’apprezzare le religioni non cristiane, non valuti la peccaminosità dell’umanità ferita dal peccato originale»). Secondo, la Dominus Iesus non specificherebbe bene la distinzione tra l’unità virtuale e quella attuale di Cristo con ogni uomo: «Anche la teologia classica conosce il mistero dell’unità di tutta l’umanità in Cristo. Mediante l’Incarnazione, il Dio fatto uomo ha unito a sé non solo la sua specifica natura umana, ma anche l’umanità, e persino l’intero cosmo. Ma si tratta di un’unione puramente potenziale e non attuale e cioè produttrice della grazia (cfr. Matthias Joseph Scheeben). La redenzione, oggettivamente universale, deve essere accettata soggettivamente dall’uomo mediante la fede. Ma questa distinzione essenziale non è menzionata nella Dichiarazione». Alla luce di questa distinzione essenziale, Dörmann critica un altro passaggio della Dominus Iesus: «…la Dichiarazione può affermare in via preliminare “che tutti gli uomini e le donne che sono salvati (omnes viri ac mulieres qui salvi effecti sunt) partecipano, anche se in modo differente, allo stesso mistero di salvezza in Gesù Cristo per mezzo del suo Spirito” (DI 2). La formulazione non è chiara. L’espressione “tutti gli uomini che sono salvati” può essere interpretata appunto nel senso della salvezza garantita a tutti». Concludendo Dörmann afferma che «il mistero dell’unità, nel quale bisogna comprendere l’unità della divina opera di salvezza in Gesù Cristo per l’intera umanità […] mistero dell’unità che è il principio teologico che fonda l’intera dichiarazione Dominus Iesus e di conseguenza ne è anche la chiave ermeneutica» sarebbe presentato secondo «una variante della teoria eterodossa secondo la quale la grazia è data “a priori” a tutti gli uomini».
Questa teologia «secondo cui la grazia è data “a priori” a tutti gli uomini» comporta, come suggerito dallo stesso Ratzinger, il rischio di un imperialismo religioso ed etico nei confronti dei non cristiani (cfr. pagina 71).


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